Huawei Technologies, gigante cinese delle telecomunicazioni, affronta a New York un processo penale per associazione a delinquere, furto di tecnologia, violazione delle sanzioni e frodi bancarie e telematiche. Martedì è iniziata la selezione della giuria, mentre le dichiarazioni di apertura sono attese da mercoledì.
Le accuse
L’inchiesta federale sostiene che Huawei e alcune sue controllate avrebbero rubato segreti industriali, condotto affari in Corea del Nord nonostante le sanzioni statunitensi e installato sistemi di sorveglianza che avrebbero aiutato l’Iran a monitorare i manifestanti durante le proteste del 2009. La difesa ha tentato di far cadere l’intero impianto accusatorio, definendolo «vago» e un tentativo illegittimo di estendere la giurisdizione americana all’estero. In una nota, Huawei ha respinto la narrativa dei procuratori come «dimostrabilmente falsa», sostenendo che il successo dell’azienda deriva da «investimenti di lungo periodo nell’innovazione e dal massimo rispetto per la proprietà intellettuale».
Il contesto internazionale
Huawei è il maggiore fornitore mondiale di infrastrutture per reti wireless, ma negli Stati Uniti è bandita per motivi di sicurezza nazionale. Anche Canada e Regno Unito hanno escluso i suoi prodotti dalle reti 5G. L’azienda produce smartphone ed elettronica di consumo, ma le restrizioni americane hanno colpito duramente le sue attività, spingendola a investire nella produzione interna di chip, settore strategico in pieno boom grazie all’intelligenza artificiale.
Il caso Skycom e Meng Wanzhou
I procuratori sostengono che Huawei abbia utilizzato una società di Hong Kong, Skycom, per vendere apparecchiature all’Iran in violazione delle sanzioni. La CFO Meng Wanzhou, figlia del fondatore, è stata accusata di frode per aver ingannato HSBC sui rapporti con Skycom. Arrestata in Canada nel 2018 su richiesta USA, è stata liberata nel 2021 grazie a uno scambio di prigionieri che ha coinvolto due cittadini canadesi detenuti in Cina.
Le sanzioni hanno colpito duramente Huawei, limitandone l’accesso ai chip americani e ad altre tecnologie cruciali. L’azienda ha risposto accelerando lo sviluppo interno di processori e soluzioni avanzate, ma il processo di New York potrebbe ridefinire il suo futuro negli Stati Uniti e nei mercati occidentali, aggiungendo un nuovo capitolo alla lunga disputa tecnologica tra Washington e Pechino.





