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Il pressappoco e la certezza assoluta: Chi vince davvero?

martedì, 1 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Ultimi sprazzi d’estate, ultime pause per riflessioni di vita vissuta e da vivere tra l’ombrellone ed il ritorno a casa. La domanda che attraversa silenziosamente la vita di ognuno , che ha a che fare con decisioni importanti siano esse la medicina, la politica, la vita di ogni giorno è: meglio la Certezza assoluta e scegliere con rigore la linea della fermezza o accontentarsi con metodo meno dirompente , meno aggressivo, del Pressappoco. Un’analisi di alcuni aspetti porta a ritenere che la risposta, per quanto scomoda, è che vince quasi sempre la seconda. Non perché sia più forte, ma perché è più onesta con la realtà.

La certezza assoluta è una promessa seducente. Ci fa credere di aver chiuso il conto con il dubbio, di aver messo ordine in un mondo che, per sua natura, ordine non ne ha. Ma chi la insegue finisce per irrigidirsi: smette di guardare, perché ha già deciso cosa vedrà. In corsia d’ospedale questo atteggiamento ha un nome preciso, ed è uno dei rischi più insidiosi della professione medica: la diagnosi chiusa troppo presto, l’esame letto per confermare un’ipotesi invece che metterla alla prova. Nessun atlante anatomico coincide mai perfettamente con il corpo umano che si ha davanti; chi opera lo sa ed ogni chirurgo sa che la certezza, in sala operatoria, è spesso l’anticamera dell’errore.

Il pressappoco, al contrario, è la forma dell’intelligenza che resta viva. Una sorta di deep-learning antico ma sempre in vita.Èl’approssimazione che accetta di essere corretta, l’ipotesi che si lascia smentire, lo sguardo che continua a osservare anche quando crede già di aver capito. È scomodo, perché non offre riposo: bisogna aggiustare il tiro in continuazione, tollerare il margine d’errore, convivere con la domanda invece che con la risposta definitiva. Ma è proprio in questa scomodità che sta la sua forza, perché è l’unico atteggiamento compatibile con un mondo che cambia mentre lo stiamo osservando.

Questo vale anche, e forse soprattutto, nel rapporto che la medicina sta costruendo con l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi diagnostici parlano il linguaggio della probabilità, non quello della certezza: restituiscono un pressappoco raffinato, statisticamente robusto, ma pur sempre un’approssimazione. Il rischio, per il medico di domani, accettando inconsciamente il concetto che la macchina non sbaglia, accadrà, come accade a ogni strumento che la sua apparente esattezza numerica venga scambiata per certezza assoluta, disarmando il dissenso clinico che invece va coltivato e motivato. La formazione medica del futuro dovrà insegnare proprio questo: a lavorare fianco a fianco con l’algoritmo senza diventarne succubi, mantenendo intatta la capacità di dire no quando l’esperienza e il quadro clinico lo richiedono.

La certezza assoluta appartiene ai sistemi chiusi, alla matematica pura, al dogma che non ammette repliche. La vita , quella clinica, quella politica, quella di tutti i giorni è invece un sistema aperto.E in un sistema aperto ogni certezza resta provvisoria, per quanto solida possa apparire nel momento in cui la formuliamo. Lo si osserva anche nel linguaggio pubblico, quando lo slogan sostituisce l’argomento e promette risposte definitive a problemi che definitivi non sono mai: è un altro modo, forse il più pericoloso, di travestire il pressappoco da certezza per comodità elettorale.

Si può ritenere che la vera saggezza non sta nella necessità di scegliere rigorosamente tra le due, ma nel saper riconoscere quando la certezza serve per agire con rapidità, per decidere, per non paralizzarsi davanti all’urgenza che chiede soluzione e quando invece va tenuta a distanza di sicurezza, trattata come un’ipotesi di lavoro e non come una verità acquisita. Chi esercita una professione che tocca la vita delle persone, in corsia come nelle istituzioni, dovrebbe portare sempre con sé questo dubbio metodico: non come segno di debolezza, ma come garanzia di lucidità. Alla fine, a vincere non è la certezza che rassicura, ma il pressappoco che continua, ostinatamente, a interrogarsi.

Antonio Cisternino

Antonio Cisternino

Medico-Chirurgo
Responsabile nazionale Sanità UDC

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