Oltre 20 attori del mondo Marvel — tra cui Mark Ruffalo, Benedict Cumberbatch, Ian McKellen, Cate Blanchett e Tilda Swinton — hanno aderito a una campagna che chiede la liberazione di Marwan Barghouti, presentato come “prigioniero politico palestinese” e paragonato a Nelson Mandela. Ma la narrazione hollywoodiana si scontra con una realtà giudiziaria molto diversa. Barghouti, leader delle Brigate dei Martiri di al‑Aqsa, è detenuto non per le sue idee politiche, ma per cinque omicidi, tentato omicidio e appartenenza a un’organizzazione terroristica. È stato processato in un tribunale civile israeliano, con garanzie procedurali, e condannato a cinque ergastoli.
Le vittime non sono simboli astratti: – Georgios Tsibouktzakis, 35 anni, monaco greco‑ortodosso, ucciso nel 2001 vicino a Gerusalemme. – Yoela Hen, 45 anni, cittadina americana e madre di due figli, assassinata nel 2002 a una stazione di servizio. – Eli Dahan, 53 anni; Yosef Habi, 52 anni; Sgt.-Maj. Salim Barakat, 33 anni, poliziotto druso: tutti uccisi nell’attacco al ristorante Seafood Market di Tel Aviv nel marzo 2002.
Il tribunale israeliano ha esaminato prove, testimonianze, responsabilità operative. Ha assolto Barghouti da 21 ulteriori capi d’accusa per insufficienza di prove, dimostrando che la condanna non è stata politica, ma fondata su elementi verificati. Il paragone con Mandela, rilanciato dalle star, è fuorviante.
Mandela sostenne la lotta armata contro un regime, colpendo infrastrutture. Barghouti fu condannato per attacchi deliberati contro civili, in un contesto segnato da attentati suicidi su autobus, scuole, ristoranti e centri commerciali. Organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International — spesso critiche verso Israele — hanno definito gli attacchi palestinesi contro civili crimini contro l’umanità.





