L’esercito statunitense ha compiuto un passo decisivo verso la costruzione di una nuova infrastruttura energetica: portare il nucleare direttamente nelle installazioni militari. Con il programma Janus, il Dipartimento della Guerra ha selezionato cinque aziende per realizzare micro‑reattori in altrettante basi, con contratti fino a 2,2 miliardi di dollari.
L’obiettivo è chiaro: garantire energia stabile, sicura e indipendente da reti elettriche esterne considerate vulnerabili. Le prime installazioni sorgeranno a Fort Bragg (Carolina del Nord), Fort Campbell (Kentucky), Fort Hood (Texas), Fort Benning (Georgia) e Fort Drum (New York). Le aziende coinvolte — Antares Nuclear, BWXT Advanced Technologies, General Atomics, Radiant Industries e Westinghouse Government Services — dovranno costruire, possedere e gestire i reattori, contribuendo con capitali privati oltre ai fondi federali. Il programma punta a rispettare la scadenza fissata per settembre 2028, prevista da un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che richiede l’avvio del primo reattore regolato dall’esercito su suolo militare. Secondo le stime, la rete potrebbe espandersi fino a 20 micro‑reattori distribuiti in varie installazioni.
I fondi saranno distribuiti tra il 2027 e il 2031 con un sistema di pagamenti legati al raggiungimento di obiettivi tecnici. Ogni azienda dovrà dimostrare che i reattori non sono semplici prototipi, ma sistemi capaci di funzionare per anni con continuità, come ha spiegato Jeff Waksman, responsabile per Installazioni, Energia e Ambiente.
La scelta delle basi è stata il risultato di un anno di analisi su criteri energetici, sicurezza, rischi sismici e idrologici. L’iniziativa non è un esperimento: è la costruzione di una nuova architettura energetica militare, pensata per un mondo in cui la sicurezza delle infrastrutture è parte integrante della strategia nazionale.





