Due adolescenti si fronteggiano, circondati da una folla che applaude, filma e commenta. Non ci sono pugni, né rime improvvisate, né passi di danza. Qui si gareggia per qualcosa di diverso: l’aura, un mix di carisma, stile e sicurezza che i giovani trasformano in una competizione spettacolare. Le ‘aura farming battles’, nate sui social e ormai esplose nelle piazze di Messico, Argentina, Brasile, Perù, Bolivia e ora anche in Spagna, sono diventate un rituale generazionale. Ragazzi tra i 14 e i 20 anni si sfidano riproducendo meme, pose virali e gesti iconici di TikTok, in una sorta di linguaggio condiviso che per gli adulti risulta spesso indecifrabile.
Il termine nasce dall’unione di due concetti: l’’aura’, ovvero l’atteggiamento magnetico che una persona proietta online, e il verbo ‘farmear’, preso dai videogiochi, che indica l’accumulo di punti ripetendo un’azione. ‘Farmear aura’ significa quindi guadagnare punti di carisma, trasformando la cultura digitale in una gara dal vivo. In una recente competizione davanti al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, i partecipanti hanno sfoderato un repertorio di riferimenti virali: il salto ‘Siuuu’ di Cristiano Ronaldo, il ‘mewing’ per mostrare la linea della mascella, il gesto ‘6‑7’ diventato meme senza un vero significato.
Il vincitore, Kaled Rosales Salazar, ha conquistato il pubblico mimando di lanciare un lazo con una maxi‑sandalo, portandosi a casa 3.000 pesos. In Argentina, invece, il premio è simbolico: poter dire di avere ‘aura infinita’. Il Boca Juniors ha pubblicato un post ironico celebrando l’’aura imbattibile’ di un suo centrocampista. Alcuni adulti vedono le sfide come un segno di impoverimento culturale; un sindaco dell’Honduras le ha addirittura vietate. Ma per la psicologa venezuelana María Eugenia Tovar, queste battaglie spingono i giovani a incontrarsi dal vivo, a uscire dalla solitudine degli schermi.





