La Nuova Zelanda è l’ultima nazione ad abbandonare il sostegno alla rielezione di Gianni Infantino alla presidenza della FIFA, dopo il fallimento del piano di vendita delle quote dei diritti commerciali. Il gesto, simbolico ma pesante, arriva mentre tre confederazioni – UEFA, AFC e CONCACAF – chiedono una revisione indipendente della leadership e dei processi decisionali dell’organizzazione. Il progetto, noto come FIFA Forward Enterprise, prevedeva la cessione del 20% dei diritti commerciali della Coppa del Mondo a investitori privati per raccogliere 4,2 miliardi di dollari.
Tra i potenziali partner figurava Thrive Capital, società con legami familiari con il presidente statunitense Donald Trump. Dopo le proteste, Infantino ha ritirato la proposta, ma la crisi di fiducia è ormai aperta. Il CEO della federazione neozelandese, Andrew Pragnell, ha chiesto una revisione indipendente “per evitare che la questione venga insabbiata”. L’Oceania Football Council ha espresso un cauto appoggio alla FIFA, riconoscendo i progressi compiuti sotto la guida di Infantino ma invitando a “individuare e attuare i cambiamenti necessari”. Nonostante le scuse ufficiali della FIFA alle sue 211 federazioni affiliate, la frattura è evidente.
Le confederazioni europee, asiatiche e nordamericane rappresentano 136 voti su 211, una maggioranza potenzialmente decisiva per il Congresso FIFA 2027, dove Infantino punta al quarto mandato. A sostenerlo restano Africa e Sudamerica, oltre a sei federazioni arabe – tra cui Qatar e Marocco, co‑organizzatore dei Mondiali 2030 – che lodano i suoi “sforzi costanti per promuovere il calcio globale”. Ma la pressione cresce. L’Australia si è allineata alla richiesta di revisione, e la Nuova Zelanda ha rotto l’unità dell’Oceania. La corsa alla presidenza si annuncia come la più tesa degli ultimi anni: tra accuse di opacità e alleanze strategiche, il pallone è ormai diventato un campo di battaglia politico.





