La Nuova Zelanda ha ufficialmente riconosciuto l’inglese come terza lingua ufficiale, accanto al Te Reo Māori e alla lingua dei segni neozelandese, dopo l’approvazione definitiva del disegno di legge sulla lingua inglese in Parlamento. Il provvedimento, lungo appena due pagine, sancisce per la prima volta per legge uno status che finora era solo “di fatto”, poiché l’inglese era ampiamente utilizzato ma mai formalmente codificato.
Il disegno di legge, presentato dal ministro della Giustizia Paul Goldsmith, è stato approvato senza interventi diretti del proponente, che ha definito la misura un impegno di coalizione più che una priorità politica.
A spingere per la sua introduzione è stato il partito New Zealand First, che ha voluto inserire la proposta nell’accordo di governo. L’opposizione, tuttavia, ha criticato duramente la legge.
La deputata dei Verdi Tamatha Paul ha accusato il governo di “ipersensibilità”, ricordando che il Te Reo Māori ha ottenuto lo status di lingua protetta solo dopo decenni di lotte per preservare la cultura indigena. “Abbiamo dovuto marciare fino al Parlamento per far riconoscere la nostra lingua,” ha dichiarato, sottolineando che l’inglese non è nemmeno lingua ufficiale dell’Inghilterra.
Il suo collega Lawrence Xu‑Nan ha chiesto ironicamente da cosa la Camera intendesse “proteggere” l’inglese, visto che non esiste alcun rischio per la sua diffusione. Anche la deputata Oriini Kaipara, di Te Pāti Māori, ha parlato in lingua indigena, denunciando la “sofferenza dei Māori per affermare il proprio spazio”.
Il suo intervento ha scatenato un haka spontaneo nella tribuna del pubblico, costringendo la presidente a sospendere temporaneamente la seduta. Nonostante le critiche, il Partito Laburista ha votato a favore, definendo la legge “sciocca ma innocua”.





