Le forze di sicurezza marocchine hanno sventato questa mattina un nuovo tentativo di ingresso irregolare a Ceuta da parte di centinaia di migranti, mentre resta alta l’allerta nell’enclave spagnola dopo gli appelli circolati sui social per una nuova azione di massa proprio il 15 agosto. Secondo fonti della sicurezza di Rabat, il gruppo si era nascosto in una zona montuosa alla periferia di Castillejos (Fnideq), a sud-ovest di Ceuta: gli agenti sono intervenuti disperdendo i migranti, in gran parte subsahariani, molti dei quali rimangono nella zona.
Migliaia di uomini sono stati mobilitati dal Marocco lungo il confine, con controlli sulle strade provenienti da Tangeri e Tetouan e pattugliamenti rafforzati. Sul versante spagnolo, Guardia Civil, polizia ed esercito presidiano il valico di El Tarajal, mentre a Melilla la situazione resta tranquilla ma con una presenza delle forze dell’ordine superiore alla norma. Madrid aveva già inviato a Ceuta oltre 500 agenti supplementari e installato una nuova barriera marittima.
Tajani: “I problemi arrivano dal Marocco”
La nuova tensione riaccende anche lo scontro politico tra Roma e Madrid sui controlli introdotti dall’Italia per gli arrivi dalla Spagna. “Non stiamo facendo alcun tipo di battaglia contro la Spagna, ci limitiamo a controllare per bene gli arrivi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, spiegando che sono già state fermate o respinte persone prive del diritto di entrare nel Paese. “La Spagna anziché preoccuparsi per noi, si preoccupi per il Marocco: è da lì che arrivano i problemi”, ha aggiunto.
Roma valuterà nei prossimi giorni se mantenere i controlli temporanei, introdotti dopo la precedente crisi di Ceuta. Tajani ha richiamato le segnalazioni della stessa intelligence spagnola sul rischio di nuovi arrivi e sulla possibile presenza di soggetti legati al terrorismo islamista: “Se è chiaro a loro, perché dovremmo sottovalutarlo noi?”.
Piantedosi: “Basta ambiguità”
Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Basta ambiguità. Ceuta è un segnale che l’Europa non può sottovalutare. Contrastare i trafficanti di esseri umani deve essere una priorità”. Nel bilancio di Ferragosto del Viminale, Piantedosi ha inoltre rivendicato un calo dell’80% degli sbarchi in Italia in quattro anni e il raddoppio dei rimpatri, attribuendo i risultati anche alla cooperazione con i Paesi di origine e transito.
L’allerta arriva poco più di due settimane dopo la crisi del 30 luglio, quando oltre 72mila persone riuscirono a entrare a Ceuta dal Marocco e almeno 96 morirono, secondo le stime citate da Reuters. La maggior parte è poi tornata in Marocco, ma circa 5mila migranti restano ancora nell’enclave, dove le autorità spagnole continuano a esaminare le richieste di asilo e preparano il rimpatrio di chi non ha titolo per restare.





