Il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con la Spagna non rappresenta un atto ostile nei confronti di Madrid e resterà in vigore almeno fino al 15 agosto. Solo dopo la completa esclusione dei rischi per la sicurezza nazionale il Governo potrà rivedere la decisione.
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso cosi la scelta dell’Italia nel corso dell’audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, convocata dopo la crisi migratoria esplosa a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio. “La nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime non è stata una misura rivolta contro la Spagna o contro un altro partner”, ha chiarito Piantedosi. Il titolare del Viminale ha escluso “qualsiasi atto ostile” verso un Paese legato all’Italia da “storici vincoli di amicizia e fratellanza” e ha definito il provvedimento una scelta “di natura cautelare e organizzativa”, adottata per tutelare la sicurezza nazionale e il sistema europeo dei controlli.
La decisione resta almeno fino al 15 agosto
La misura non sarà riesaminata prima di Ferragosto. Alla base della scelta c’è la possibilità di un nuovo tentativo di ingresso di massa previsto proprio per il 15 agosto. Piantedosi ha spiegato che l’esecutivo segue l’evoluzione della situazione e potrà modificare la propria posizione soltanto quando saranno “completamente esclusi rischi di sicurezza per l’Italia”. Nell’exclave spagnola, nonostante i rimpatri effettuati negli ultimi giorni, restano almeno 6 mila persone, anche se alcune fonti citate dal Ministro indicano una presenza superiore alle 11 mila. Si tratta in prevalenza di cittadini subsahariani per i quali, secondo quanto riferito nell’audizione, non risulterebbero praticabili né la riammissione né il ritorno in Marocco. Tra loro figurano oltre 1.300 minori stranieri non accompagnati, che non potranno essere rimpatriati.
A Ceuta circa 72mila ingressi irregolari
Piantedosi ha ricostruito l’origine della crisi. Tra il 30 e il 31 luglio Ceuta ha subito una pressione migratoria definita “eccezionale”, con un afflusso irregolare di circa 72 mila cittadini di Paesi terzi. Per il Ministro, una situazione di queste dimensioni presentava una “oggettiva ingovernabilità”, al di là dell’impegno messo in campo dalle autorità spagnole. Le informazioni raccolte hanno fatto emergere, secondo il Viminale, “elevati profili di rischio per la sicurezza interna”, legati alla possibilità di spostamenti improvvisi e incontrollati all’interno dello spazio comune.
Tra i pericoli indicati dal Ministro rientrano anche potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi. Piantedosi ha inoltre richiamato fonti secondo le quali alcune zone del Marocco, compresa l’area vicina a Ceuta, risultano storicamente interessate da attività di reclutamento e radicalizzazione jihadista.
“Ogni ingresso irregolare riguarda tutto lo spazio Schengen”
Per il responsabile del Viminale quanto accaduto nell’exclave spagnola non costituisce una questione circoscritta ai rapporti tra Madrid e Rabat. “Ogni ingresso irregolare su quelle coste rappresenta una vulnerabilità per l’intero spazio Schengen”, ha sostenuto Piantedosi, secondo il quale la permeabilità dei confini esterni impone misure interne a protezione della sicurezza nazionale. A suo giudizio, un approccio più permissivo nel contrasto all’immigrazione irregolare rischia inoltre di alimentare l’aspettativa di poter restare in Europa anche senza averne diritto.
Controlli mirati
Il Ministro ha assicurato che il provvedimento non ostacola la circolazione dei cittadini dell’Unione né i flussi turistici. Le verifiche riguardano i cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna e hanno l’obiettivo di accertare la regolarità del loro ingresso nell’Ue. I controlli, ha precisato, seguono criteri basati sull’analisi del rischio e sulle informazioni di polizia, senza aggravio burocratico generalizzato. I primi report, secondo quanto riferito al Comitato, indicano un impatto “pari a zero” sui cittadini europei.
Piantedosi accusa Madrid
Nel confronto con la Spagna resta però lo scontro politico. Piantedosi ha rivendicato la piena compatibilità della decisione italiana con il diritto europeo e ha ricordato che altri Stati membri hanno adottato e mantengono misure analoghe, anche nei confronti dell’Italia. Diversa, secondo il Ministro, sarebbe la scelta compiuta da Madrid. Mentre Roma avrebbe fondato la propria iniziativa su “solide basi oggettive” e su verifiche calibrate in funzione dei rischi, la sospensione disposta dalle autorità spagnole nei confronti dell’Italia risponderebbe a una “logica sostanzialmente ritorsiva”, in contrasto con la finalità dello strumento e con il principio europeo di solidarietà.
Frontiere e rimpatri
Piantedosi ha allargato il ragionamento alla politica migratoria europea. A suo giudizio, l’Ue dovrebbe rafforzare il principio di condizionalità verso i Paesi di origine e transito, con un legame più stretto tra aiuti, cooperazione e collaborazione nel contrasto ai trafficanti di esseri umani. Bruxelles, secondo il Ministro, dovrebbe mostrare maggiore rigore anche verso gli Stati membri le cui decisioni possono produrre conseguenze sull’intero territorio dell’Unione. Sul fronte italiano, da ottobre 2022 sono state eseguite 256 espulsioni per motivi di sicurezza nazionale. Nel 2026 i rimpatri hanno raggiunto quota 5.300, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 2025. Per Piantedosi, la libertà di circolazione resta uno dei risultati più importanti dell’integrazione europea, ma la sua tutela passa dalla sicurezza dello spazio comune: “Non può esserci libertà di circolazione senza sicurezza”.





