Il Parlamento turco ha approvato una legge che introduce un’amnistia condizionata per migliaia di militanti del PKK, nel tentativo di consolidare il processo di pace avviato dal governo. Il provvedimento è passato con 468 voti favorevoli e 88 contrari, ma entrerà in vigore solo dopo la verifica del completo disarmo del gruppo. Lo scorso anno il PKK ha annunciato la fine della sua campagna armata, rispondendo all’appello del leader incarcerato Abdullah Öcalan, e ha organizzato una cerimonia simbolica di disarmo nel nord dell’Iraq, ritirando i combattenti dalle posizioni in Turchia.
La legge, composta da 12 articoli, prevede la sospensione di condanne e il rinvio di indagini per cinque o dieci anni, con archiviazione definitiva se non verranno commessi nuovi reati legati al terrorismo. Sono esclusi i condannati per omicidio premeditato e gli ergastolani prima del 2005, inclusi Öcalan e altri dirigenti del PKK. Il provvedimento istituisce commissioni ministeriali e parlamentari per monitorare il disarmo, e diventerà operativo solo dopo la conferma del Consiglio di Sicurezza Nazionale. I militanti avranno sei mesi per presentare domanda.
La legge potrebbe avere ripercussioni regionali, favorendo legami più stretti tra Turchia e Iraq e sostenendo gli sforzi del governo siriano per integrare le aree controllate dalle Forze Democratiche Siriane, affiliate al PKK. Offre inoltre al presidente Recep Tayyip Erdogan un potenziale sostegno del partito filo‑curdo DEM, utile per una sua ricandidatura se il Parlamento dovesse indire elezioni anticipate. Il PKK ha definito la legge un “inizio”, ma ha denunciato “gravi lacune”, chiedendo la liberazione di Öcalan e maggiori garanzie democratiche. Il gruppo sostiene che i combattenti non torneranno in Turchia se non potranno partecipare alla vita politica senza rischiare persecuzioni. Il PKK, nato nel 1984, ha già attraversato tentativi di pace falliti. Il nuovo provvedimento rappresenta il passo più significativo degli ultimi anni.





