Un tribunale di Mosca ha emesso venerdì un mandato di arresto in contumacia per Zhanna Nemtsova, figlia del defunto oppositore del Cremlino Boris Nemtsov, ucciso nel 2015 a pochi passi dal Cremlino. Nemtsova, che vive in Europa da diversi anni, è accusata di aver organizzato le attività di un’organizzazione “indesiderabile”, reato che in Russia può comportare fino a sei anni di carcere.
La decisione è stata presa dal tribunale distrettuale di Zamoskvoretsky, che ha disposto una detenzione preventiva di due mesi qualora Nemtsova venisse estradata o decidesse di rientrare nel Paese. Non è chiaro quando le autorità russe abbiano formalmente emesso il mandato. Nemtsova è fondatrice della Fondazione Boris Nemtsov per la Libertà, con sede in Germania, dichiarata “indesiderabile” nel 2024. L’organizzazione promuove iniziative per la democrazia e i diritti civili, attività che il Cremlino considera ostili. Dopo la sentenza, Nemtsova ha commentato ironicamente sui social: “Ora sono famosa.”
Il padre, Boris Nemtsov, fu uno dei più noti critici di Vladimir Putin. Ex vicepremier e per anni indicato come possibile successore di Boris Eltsin, Nemtsov era diventato una delle voci più influenti dell’opposizione liberale. Il suo assassinio nel febbraio 2015 scosse la comunità internazionale. Cinque uomini furono condannati, ma la famiglia e i sostenitori sostengono che i mandanti non siano mai stati identificati o perseguiti.
Il nuovo mandato contro la figlia si inserisce in un contesto di crescente repressione verso attivisti, ONG e gruppi considerati “non allineati”. Per molti osservatori, il caso Nemtsova rappresenta un ulteriore segnale della volontà del Cremlino di estendere la pressione giudiziaria oltre i confini nazionali, mirando non solo ai dissidenti attivi in Russia, ma anche a coloro che continuano a sostenere iniziative democratiche dall’estero.





