Israele ha compiuto lunedì un passo altamente insolito, intervenendo pubblicamente contro una bozza del programma del Partito Laburista australiano del primo ministro Anthony Albanese, accusandola di essere “unilaterale” e di non attribuire sufficiente responsabilità all’Autorità Palestinese e a Hamas nel conflitto israelo‑palestinese.
In una lunga dichiarazione, l’Ambasciata israeliana a Canberra ha espresso “perplessità” sulla bozza che sarà discussa questa settimana alla conferenza nazionale del partito. Israele ha ribadito il proprio impegno per una soluzione in cui “israeliani e palestinesi vivano fianco a fianco in pace e sicurezza”, ma ha avvertito che tale futuro “non può essere costruito attraverso dichiarazioni politiche unilaterali”.
La ministra degli Esteri Penny Wong non ha commentato, mentre la ministra Anne Aly ha affermato che “l’ambasciata israeliana può esprimere la propria opinione”. La ministra del Lavoro Amanda Rishworth ha ricordato che il partito “condanna inequivocabilmente Hamas” e sostiene una soluzione a due Stati.
La bozza affronta il conflitto in modo più dettagliato rispetto al documento del 2023, includendo mozioni contro l’annessione della Cisgiordania e di Gaza, la violenza dei coloni e il controllo militare israeliano. Condanna inoltre la legge israeliana che autorizza la pena di morte per palestinesi condannati per attentati mortali e appoggia il mandato di arresto della Corte penale internazionale contro il premier Benjamin Netanyahu. Israele ha definito la violenza dei coloni “un fenomeno riprovevole ma marginale” e ha criticato la bozza per averle dato “attenzione sproporzionata”.
Ha inoltre avvertito che ridurre la pressione su Hamas “rafforzerà l’organizzazione terroristica”. Parallelamente, l’Australian Palestinian Advocacy Network (APAN) sta spingendo per una linea più dura verso Israele, chiedendo lo stop alle esportazioni di materiale bellico e il rispetto degli obblighi internazionali.





