Il candidato democratico al Senato degli Stati Uniti in Michigan, Abdul El‑Sayed, ha denunciato quella che considera una pressione mediatica sproporzionata sulle sue posizioni riguardo al conflitto Israele‑Hamas, suggerendo che la sua identità — nome arabo e fede musulmana — influenzi il modo in cui i giornalisti lo interrogano. Durante un’intervista al podcast MichMash di Detroit Public Radio, il conduttore Zach Gorchow gli ha chiesto di chiarire cosa significhi la sua formula politica: “uguali diritti di autodeterminazione per israeliani e palestinesi”.
El‑Sayed ha risposto con irritazione: “Questa domanda è stata fatta e rifatta. Io sono concentrato sui dieci milioni di persone di questo Stato.” Il candidato ha poi ampliato la critica: “È frustrante che si voglia trasformare questa corsa in qualcosa che accade a 6.000 miglia da qui, quando abbiamo bambini che non possono permettersi un pasto.” El‑Sayed, che si è sempre dichiarato contrario agli aiuti militari a Israele, sostiene che la questione venga sollevata quasi esclusivamente dai giornalisti: “Non me lo chiedono mai durante gli incontri con gli elettori. Ma ogni volta che parlo con la stampa, sembra essere la domanda più importante.”
A quel punto, ha esplicitamente collegato l’insistenza dei media alla sua identità: “È sempre la prima domanda. Mi chiedo perché. Ha qualcosa a che fare con il mio nome? Forse con il modo in cui prego?” Il candidato ha ribadito che la sua campagna è focalizzata sul Michigan, non sul Medio Oriente: “Sto correndo per rappresentare dieci milioni di persone che vivono qui, e voi volete parlare di persone che vivono altrove.” Le sue dichiarazioni hanno attirato l’attenzione di esperti di comunicazione politica. Jason Mudd, CEO di Axia Public Relations, ha commentato a Fox News Digital: “Ha mantenuto il messaggio, riportando la conversazione sull’affordability. È disciplina comunicativa. Ma non usa mai la parola ‘razzismo’: punta il dito sul bias.” Mudd ha aggiunto che, se fosse un suo cliente, gli consiglierebbe di esplicitare la critica invece di lasciarla implicita, e poi rispondere direttamente alla domanda di merito: “Ora la cornice viene prima, e la risposta concreta non arriva.”





