Due petroliere impegnate nelle operazioni di carico al terminale del Consorzio dell’Oleodotto del Caspio (CPC), al largo della costa russa del Mar Nero, sono state attaccate sabato sera, provocando la sospensione immediata delle attività. Lo ha comunicato domenica il CPC, confermando che le navi coinvolte sono la ASIA e la NISSOS IOS. La petroliera ASIA ha preso fuoco durante l’attacco, ma l’incendio è stato rapidamente domato. Il consorzio ha precisato che non ci sono stati feriti, né tra il personale né tra i collaboratori, e che non si è verificata alcuna fuoriuscita di petrolio. Entrambe le petroliere sono rimaste a galla.
Il Ministero dell’Energia del Kazakistan ha dichiarato che le strutture di ormeggio a punto singolo, SPM‑1 e SPM‑3, non hanno subito danni. Tuttavia, il terminal ha sospeso tutte le operazioni di carico “in attesa di una valutazione completa delle conseguenze dell’incidente”. Il CPC non ha indicato alcun responsabile, ma l’attacco arriva in una settimana segnata da una forte escalation di operazioni ostili tra Russia e Ucraina contro navi civili e infrastrutture energetiche nel Mar Nero e nel Mar d’Azov.
Il Ministero degli Esteri del Kazakistan ha condannato gli attacchi, annunciando una valutazione dei danni e ricordando che il Paese “si riserva tutti i diritti previsti dal diritto internazionale”, incluso quello di richiedere risarcimenti integrali. Il CPC è una delle infrastrutture energetiche più strategiche dell’Eurasia: un oleodotto lungo 1.510 km che collega i giacimenti petroliferi del Mar Caspio al porto russo di Novorossiysk, da cui il greggio viene esportato via mare verso i mercati globali. Il consorzio rappresenta circa l’80% delle esportazioni petrolifere del Kazakistan, rendendo qualsiasi interruzione un potenziale rischio per la stabilità energetica regionale.





