Il giornalista messicano Josue Martínez, direttore di Noticias San Martín Texmelucan e specializzato in cronaca nera e sicurezza, è stato ucciso giovedì in una sparatoria nello stato centrale di Puebla. Secondo le autorità locali, due aggressori su motocicletta hanno aperto il fuoco vicino alla sua abitazione, mentre Martínez si trovava accanto al figlio tredicenne, che ha chiamato la polizia. L’organizzazione per la tutela dei giornalisti Article 19 ha chiesto un’indagine immediata, sostenendo che il movente potrebbe essere legato al lavoro del reporter, noto per le sue inchieste su criminalità e violenza nella regione.
Martínez, soprannominato “Il Giaguaro”, era un avvocato di formazione, ma aveva scelto il giornalismo come missione civile. Il governo dello stato di Puebla ha condannato l’omicidio e ha chiesto alla procura di “indagare con particolare attenzione alla protezione dei giornalisti”. La procura ha assicurato che tutte le piste investigative saranno esaminate, ma la comunità giornalistica teme che il caso possa aggiungersi alla lunga lista di crimini impuniti. La morte di Martínez arriva in un momento già segnato da violenze contro la stampa. All’inizio di luglio, la giornalista Roxana Guzmán, direttrice di un’emittente locale, è stata trovata morta nello stato di Veracruz, dopo essere stata rapita a metà giugno.
Nello stesso periodo, sempre a Veracruz, è stato ucciso il reporter Luis Ángel López Valdez, mentre a gennaio il giornalista Carlos Castro è stato assassinato a colpi d’arma da fuoco. Secondo Reporters Without Borders (RSF), il Messico rimane uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti: almeno nove reporter sono stati uccisi nel 2025, e oltre 150 dal 1994. Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) e Amnesty International hanno denunciato nel 2024 che il Paese non garantisce una protezione adeguata alla stampa, affermando che “l’impunità è la norma nei crimini contro i giornalisti”.





