Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando le rotte del commercio mondiale, ma il Mediterraneo mantiene un ruolo centrale nei traffici internazionali. È quanto emerge dal 13 esimo rapporto ‘Italian Maritime Economy’ di Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, presentato a Napoli.
Lo studio evidenzia come la crisi nello Stretto di Hormuz e le difficoltà nel Canale di Suez abbiano modificato le catene logistiche globali, spingendo compagnie marittime e operatori a ricorrere a rotte alternative. Parallelamente, gli scambi tra Stati Uniti e Cina continuano a ridursi, mentre Pechino rafforza i rapporti commerciali con Africa e Sud-Est asiatico.
Nonostante questo scenario, nel 2025 i principali porti container del Mediterraneo hanno movimentato oltre 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9%. L’Italia conferma il proprio peso nell’economia marittima: il commercio estero ha superato i 1.200 miliardi di euro, di cui 643 miliardi di export, mentre i porti nazionali hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci (+3,5%), trainati dai traffici container e Ro-Ro.
Short sea shipping
Il rapporto sottolinea inoltre che l’Italia resta leader europeo nello short sea shipping, con 304 milioni di tonnellate trasportate e una quota di mercato del 15,6%, mentre oltre 13 miliardi di euro di investimenti sono destinati a potenziare collegamenti ferroviari, ultimo miglio, accessibilità marittima e digitalizzazione dei porti.
Per il Presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro il sistema logistico-portuale rappresenta un’infrastruttura strategica per la competitività del Paese. Il Direttore generale di Srm Massimo Deandreis evidenzia invece che la capacità di integrare porti, reti ferroviarie e aree produttive sarà determinante per sostenere la crescita e la proiezione internazionale dell’economia italiana.





