La disputa sulla Groenlandia è tornata a infiammare le relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Mercoledì, ad Ankara, la premier danese Mette Frederiksen ha dichiarato che la Danimarca è pronta a difendere “ogni centimetro della NATO, incluso il Regno di Danimarca”, rispondendo direttamente alle nuove affermazioni del presidente Donald Trump, che martedì aveva ribadito che la Groenlandia “dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti”.
La reazione è stata immediata anche da Nuuk: il primo ministro groenlandese Jens‑Frederik Nielsen ha respinto le parole di Trump, scrivendo su Facebook che “ripetuti appelli all’acquisizione o al controllo del nostro Paese non cambiano nulla”. Ha ribadito, ancora una volta, che la Groenlandia non è in vendita. Frederiksen ha ricordato che l’Alleanza Atlantica nasce dal principio della difesa collettiva. Il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen, anch’egli ad Ankara, ha confermato che la Danimarca sta portando avanti negoziati diplomatici con Groenlandia e Stati Uniti. “Abbiamo un accordo con l’amministrazione americana per cercare una soluzione che, entro le linee rosse del Regno, risponda anche ai legittimi interessi di sicurezza degli Stati Uniti”, ha dichiarato.
Rasmussen ha aggiunto di credere “fermamente” nella possibilità di raggiungere un’intesa che soddisfi tutte le parti, ampliando il trattato di difesa del 1951, che già garantisce agli Stati Uniti un’ampia presenza militare sull’isola. Nielsen, da parte sua, aveva già anticipato a maggio che un aumento della presenza militare americana in Groenlandia è parte delle discussioni in corso. La vicenda dimostra quanto l’Artico sia diventato un nodo strategico globale: risorse, rotte marittime e basi militari rendono la regione cruciale per la sicurezza occidentale. Ma per la Danimarca, la Groenlandia non è solo un asset geopolitico: è una comunità con identità propria, che rifiuta qualsiasi ipotesi di cessione.





