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Piccolo credito, per le imprese i tassi restano troppo alti: Cna chiede interventi

Piccolo credito, per le imprese i tassi restano troppo alti: Cna chiede interventi

Il presidente Dario Costantini: “Il rischio è frenare investimenti e crescita proprio nei territori”
lunedì, 6 Luglio 2026
3 minuti di lettura

Alla pompa di benzina come allo sportello bancario vale spesso la stessa regola: i prezzi salgono rapidamente, ma scendono con molta più lentezza. È una dinamica che, secondo la CNA, continua a caratterizzare anche il mercato del credito, dove artigiani e piccole imprese si trovano ancora a sostenere costi elevati, soprattutto quando richiedono finanziamenti di importo contenuto, quelli più utilizzati per acquistare macchinari, rafforzare la liquidità, pagare fornitori o affrontare momentanee difficoltà finanziarie. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025. L’analisi mette in evidenza una distorsione significativa: a parità di finalità, il denaro costa molto di più a chi chiede importi ridotti, trasformando il credito da strumento di sviluppo a possibile fattore di selezione.

I tassi che penalizzano

Per i finanziamenti destinati agli investimenti il TAEG medio nazionale è pari al 3,96%, ma il costo varia sensibilmente in funzione dell’importo richiesto. Si passa infatti dal 3,58% per le operazioni superiori a un milione di euro al 6,08% per i prestiti fino a 50 mila euro, con uno scarto di 2,5 punti percentuali. Anche la fascia compresa tra 50 mila e 125 mila euro registra un tasso elevato, pari al 5,50%.

Territori e costi diversi

Alle differenze dimensionali si aggiungono quelle territoriali. Nel Sud e nelle Isole il TAEG medio sui finanziamenti per investimenti raggiunge il 4,54%, contro una media nazionale del 3,96%. Per i prestiti fino a 50 mila euro il tasso arriva al 6,30%, mentre per quelli tra 50 mila e 125 mila euro si attesta al 6,20%.

Dove conviene

Le condizioni più favorevoli si registrano invece nel Nord-Est, dove il costo medio è del 3,76%, con tassi che vanno dal 3,44% per le operazioni oltre un milione di euro al 5,87% per quelle fino a 50 mila euro. Anche il confronto regionale evidenzia una forte dispersione: i tassi medi più elevati si registrano in Valle d’Aosta (5,30%) e Calabria (5,02%), mentre i più bassi si rilevano in Liguria (3,43%) e Lazio (3,60%).

Mezzogiorno più colpito

La rischiosità delle imprese incide naturalmente sulle condizioni applicate, ma non basta a spiegare il fenomeno. Per le aziende con probabilità di default inferiore all’1% il tasso medio è del 3,31%, mentre sale al 5,75% per quelle con una probabilità superiore al 5%. Anche sotto questo profilo il Mezzogiorno risulta l’area più penalizzata, con tassi che vanno dal 3,76% al 6,14%.

Differenza tra prestiti e investimenti

Ancora più marcato il divario per i prestiti destinati alla liquidità. A livello nazionale il TAEG medio è del 4,95%, ma raggiunge l’8,73% per le operazioni fino a 50 mila euro, contro il 3,54% dei finanziamenti superiori a un milione. Il differenziale, pari a 5,19 punti percentuali, è più che doppio rispetto a quello registrato per i finanziamenti destinati agli investimenti.

Anche in questo caso il Sud e le Isole presentano i costi più elevati in tutte le classi dimensionali: dal 4,02% per i prestiti oltre un milione di euro al 9,55% per quelli fino a 50 mila euro. I valori più contenuti si registrano nel Nord-Est, dove il tasso varia dal 3,33% all’8,23%.

Imprese minori costi alti
In tutte le macroaree la fascia dei finanziamenti fino a 50 mila euro presenta un costo superiore di circa un punto e mezzo rispetto a quella immediatamente successiva, tra 50 mila e 125 mila euro. Un elemento che, secondo la CNA, conferma il peso del costo fisso del piccolo credito sulle imprese di minori dimensioni.

Costantini: investimenti rinviati

“Per una piccola impresa un finanziamento da 30, 40 o 50 mila euro può significare acquistare un macchinario, digitalizzare un processo, assumere una persona, pagare fornitori o superare una fase di tensione finanziaria”, osserva il presidente della CNA, Dario Costantini. “Se però il piccolo credito continua a costare molto più del credito di grande dimensione, il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori”.

Migliorare l’accesso al credito

L’analisi evidenzia come, rispetto ai picchi raggiunti nel 2023, il costo del denaro sia diminuito senza però tornare ai livelli precedenti alla stretta monetaria. Il TAEG medio sui finanziamenti per investimenti è passato dal 5,71% del 2023 al 3,96% del 2025, ma resta ben al di sopra dell’1,61% registrato nel 2021. Per i prestiti destinati alla liquidità il tasso medio è sceso dal 6,60% al 4,95%, mentre per le operazioni fino a 50 mila euro rimane fermo all’8,73%.

Per la CNA è quindi necessario rafforzare gli strumenti in grado di migliorare l’accesso al credito delle piccole imprese, attraverso garanzie pubbliche più efficaci, una piena valorizzazione del ruolo dei Confidi, criteri di valutazione maggiormente orientati alla qualità delle imprese, procedure più semplici e tempi di risposta più rapidi. Senza un sistema del credito più equilibrato, conclude l’associazione, la riduzione dei tassi rischia di non raggiungere pienamente l’economia reale.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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