Nel modello saussuriano della comunicazione, il segno linguistico nasce dall’unione arbitraria tra significante e significato, e la comunicazione è possibile grazie alla langue, il sistema condiviso che permette alle persone di interpretare gli atti di parola. La pragmatica linguistica, sviluppata successivamente, sposta l’attenzione dal sistema astratto alle intenzioni, al contesto e agli effetti dell’atto comunicativo, mostrando che il significato non è mai solo codificato, ma negoziato tra interlocutori.
Questo quadro teorico si confronta oggi con un ecosistema comunicativo radicalmente mutato, dominato da reti neurali artificiali, AI generative, ambienti immersivi come il Metaverso e fenomeni di sovraccarico informativo come la tecnoference, ovvero l’interferenza continua delle tecnologie digitali nei processi cognitivi e relazionali. In questi sistemi, il “circuito della comunicazione” non è più solo umano: è ibrido, distribuito tra persone, algoritmi e ambienti digitali.
Le reti neurali artificiali non possiedono una langue nel senso saussuriano, ma apprendono correlazioni statistiche tra forme linguistiche. Il loro “significante” è un pattern numerico e il “significato” è una previsione probabilistica. Tuttavia, la loro capacità di generare testi coerenti crea l’illusione di una competenza pragmatica. In realtà, come mostrano gli studi sulla meta-rappresentazione e sulla lettura delle intenzioni, la comprensione pragmatica richiede la capacità di inferire stati mentali, intenzioni e impliciti: una facoltà che nei sistemi umani è legata alla “theory of mind”, mentre nelle macchine è solo simulata.
Nel Metaverso, la comunicazione si espande in forme multimodali: avatar, ambienti, gesti digitali diventano segni con valore denotativo e connotativo, secondo la logica strutturalista e semiotica dei media. Qui la pragmatica linguistica si intreccia con la progettazione degli spazi digitali, dove ogni elemento è un segno che orienta comportamenti e interpretazioni. La tecnoference amplifica questa complessità: l’interruzione continua dei flussi comunicativi altera la costruzione del significato, frammenta la coerenza testuale e riduce la capacità di elaborare impliciti e relazioni contestuali, elementi centrali della pragmatica.
In sintesi, il modello saussuriano e la pragmatica linguistica offrono strumenti preziosi per comprendere come l’AI e il Metaverso ridefiniscano il circuito della comunicazione: da un sistema umano basato su intenzioni e contesti condivisi a un ecosistema ibrido, dove la produzione del significato è distribuita tra soggetti biologici e agenti artificiali, e dove la tecnoference introduce nuove sfide cognitive e culturali.





