L’Ucraina porta la guerra sempre più in profondità nelle infrastrutture russe. Nella notte tra lunedì e martedì, i droni di Kiev hanno colpito otto petroliere con carburante della cosiddetta “flotta ombra” russa nel Mar d’Azov. Lo ha annunciato Robert “Madyar” Brovdi, comandante delle Forze ucraine dei sistemi senza pilota, precisando che sono stati colpiti anche una nave da carico secco e un traghetto. Kiev ha rivendicato anche raid contro due impianti del complesso militare-industriale russo nella regione di Bryansk: uno del gruppo microelettronico Kremniy EL, che produce componenti per sistemi di guerra elettronica, e un impianto chimico legato alla produzione di polvere da sparo, esplosivi e carburante per razzi.
Nella regione di Kaluga, a sud-ovest di Mosca, il governatore Vladislav Shapsha ha riferito di un incendio in un complesso industriale dopo un attacco con sei droni, senza vittime. Secondo il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, tra la tarda serata di lunedì e l’alba di ieri più di 430 droni ucraini hanno sorvolato la regione della capitale russa. La maggior parte sarebbe stata neutralizzata dalla difesa aerea; 36 velivoli sarebbero stati distrutti durante l’avvicinamento a Mosca. La Tass ha definito l’operazione il più massiccio attacco contro la regione della capitale negli ultimi due anni. Colpita anche Belgorod, al confine con l’Ucraina. Le autorità locali hanno parlato di un morto nel villaggio di Belovskoye, tre feriti, incendi e danni alle infrastrutture energetiche, con interruzioni di elettricità e acqua in alcune zone. Secondo i media ucraini, missili avrebbero raggiunto anche l’aeroporto della città.
Kiev, Kharkiv e Zaporizhzhia
Intanto a Kiev si sono concluse le operazioni di soccorso dopo il bombardamento del 6 luglio: secondo il Servizio statale di emergenza, nella capitale sono morte 19 persone, tra cui un bambino, e 61 sono rimaste ferite, tra cui sette minori. Sono stati impiegati 394 soccorritori e 95 mezzi; rimosse oltre 1.500 tonnellate di detriti. A Kharkiv, un raid russo con bombe aeree Kab ha colpito il distretto Shevchenkivskyi, uccidendo un uomo di 54 anni e ferendo almeno 20 persone. Danneggiati una struttura sanitaria, una scuola, una stazione di servizio, edifici residenziali e magazzini. A Zaporizhzhia, secondo il capo dell’amministrazione regionale Ivan Fedorov, un drone kamikaze russo ha colpito una stazione di servizio: due morti, una ragazza di 18 anni e un uomo di 41, e nove feriti, tra cui un bambino di otto anni.
“La guerra si decide nei cieli”
È su questo sfondo che Volodymyr Zelensky è arrivato ad Ankara per il vertice Nato, dove ha chiesto nuovi missili per i sistemi Patriot, in particolare intercettori PAC-3 e PAC-2. “Ne abbiamo un bisogno enorme. È una questione urgente per noi”, ha detto, ricordando i raid russi contro città, infrastrutture e forze armate. Zelensky ha insistito sul cambio di fase del conflitto: “La guerra si decide nei cieli”. In un’intervista al Financial Times ha spiegato che, dopo aver fermato l’avanzata russa sul terreno e respinto la flotta di Mosca nel Mar Nero con i droni navali, “il prossimo campo di battaglia diventa il cielo”. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha confermato la priorità: “Difesa aerea, difesa aerea, difesa aerea”. Nove Paesi europei (Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Lituania, Estonia, Lettonia, Danimarca e Polonia) hanno chiesto alla Commissione Ue di permettere a Kiev di usare i fondi del prestito europeo anche per acquistare armi prodotte fuori dall’Unione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito Ankara un possibile “punto di svolta” e punta a garantire all’Ucraina 70 miliardi di euro nel 2026 e altri 70 nel 2027.
Mosca non arretra
Il Cremlino ha respinto l’idea che le nuove forniture occidentali possano cambiare la guerra. Il portavoce Dmitry Peskov ha detto che gli armamenti della Nato “non possono impedire il proseguimento dell’operazione militare speciale” fino agli obiettivi russi. La crisi, ha aggiunto, potrà passare a una fase negoziale solo se Kiev mostrerà “buona volontà” e sarà pronta a “prendere decisioni importanti”. Donald Trump, incontrando Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, ha detto di ritenere che “sia Putin sia Zelensky vogliano raggiungere un accordo”, ma ha rivendicato il cambio di linea americano: “Biden regalava armi, io le vendo all’Unione europea a prezzo pieno”. Per Kiev, invece, la priorità resta aumentare il costo della guerra per Mosca. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha detto che Putin “deve riconoscere che non raggiungerà mai i suoi obiettivi sul campo di battaglia”.





