Due navi commerciali sono state colpite vicino allo Stretto di Hormuz, in una nuova escalation che rischia di riaprire la crisi sulla principale rotta energetica del Golfo proprio mentre Stati Uniti e Iran tentano di trasformare il memorandum firmato a giugno in un accordo finale. Secondo fonti statunitensi citate da Reuters, Axios e Wall Street Journal, i missili sarebbero stati lanciati dai Pasdaran. Teheran, per ora, non ha rivendicato ufficialmente l’attacco.
Una delle navi colpite è la metaniera qatarina Al Rekayyat, appartenente alla compagnia Nakilat. L’impatto ha interessato il lato sinistro dell’unità, provocando un incendio nella sala macchine poi domato dall’equipaggio. Non risultano vittime né feriti e non sono stati segnalati sversamenti. Secondo Reuters, anche una petroliera saudita avrebbe riportato danni nell’area. L’agenzia britannica Ukmto, che monitora la sicurezza della navigazione, ha riferito di un proiettile non identificato contro una petroliera a circa otto miglia nautiche a est di Limah, lungo la costa dell’Oman, invitando le navi in transito alla massima cautela.
Doha: “Attacco inaccettabile”
Durissima la reazione del Qatar. Il portavoce del ministero degli Esteri, Majed Al Ansari, ha definito l’attacco contro la Al Rekayyat “inaccettabile” e lo ha descritto come “una grave ed esplicita violazione del diritto internazionale”, oltre che una minaccia alla sicurezza della navigazione marittima e degli approvvigionamenti energetici globali. Doha ha chiesto all’Iran di “porre immediatamente fine” a ogni pratica che comprometta la sicurezza regionale e ha indicato Teheran come “pienamente responsabile” sul piano giuridico dei danni e delle conseguenze.
La tensione nello Stretto resta alta nonostante la riapertura della rotta dopo il memorandum d’intesa tra Washington e Teheran. Secondo una registrazione citata dal Wall Street Journal, nel fine settimana i Pasdaran avrebbero avvertito via radio alcune navi in transito: “I nostri missili e droni sono pronti a colpirvi”. I media iraniani, citando fonti anonime, sostengono invece che la nave qatarina stesse percorrendo la rotta meridionale nelle acque dell’Oman con il sostegno della Marina statunitense e che avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti iraniani.
Il negoziato
L’attacco arriva mentre Washington e Teheran dovrebbero tornare al tavolo l’11 luglio per proseguire i colloqui indiretti. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha però avvertito che le trattative per l’accordo finale “non inizieranno se le minacce continuano”. In un post su X, accompagnato da immagini dei funerali di Ali Khamenei, Araghchi ha richiamato il memorandum: “Il paragrafo 13 è chiaro: onorate la vostra firma”. Il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohammad Bagher Zolghadr, ha risposto anche alle parole di Donald Trump, che aveva detto: “Faremo un accordo o porteremo a termine il lavoro”. “Parlate al popolo iraniano con rispetto, altrimenti vi risponderemo in un altro linguaggio”, ha replicato Zolghadr, accusando il Presidente americano di minacciare “91 milioni di iraniani”.
Il feretro verso l’Iraq
L’escalation militare si intreccia con i funerali dell’ex Guida Suprema. Dopo le cerimonie a Teheran, decine di migliaia di persone si sono radunate a Qom, presso la moschea di Jamkaran, per la preghiera funebre guidata dall’ayatollah Abdullah Javadi Amoli davanti alla bara di Khamenei e dei quattro familiari uccisi con lui il 28 febbraio, nel primo giorno della guerra contro Israele e Stati Uniti. Dopo Qom, secondo l’agenzia Tasnim, il feretro è stato trasferito verso l’Iraq.
Oggi sono previste cerimonie a Najaf e Kerbala, prima del rientro in Iran. La sepoltura dovrebbe avvenire domani a Mashhad, città natale di Khamenei e principale centro religioso del Paese per la presenza del mausoleo dell’Imam Reza. Nel resto della regione, intanto, resta alta la tensione. A Damasco, dove era in corso la visita di Emmanuel Macron, sono state udite esplosioni nei pressi dell’hotel in cui il Presidente francese avrebbe dovuto soggiornare. A Gaza, il ministero della Salute controllato da Hamas ha denunciato la morte di oltre 1.500 pazienti in attesa di evacuazione medica, mentre più di 20mila feriti resterebbero in attesa di cure all’estero.





