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Mattarella: “La Repubblica nacque da una rivoluzione pacifica”

Nella seduta solenne per gli 80 anni della Costituente il Capo dello Stato richiama De Gasperi e il patto di concordia che guidò l’Italia dalla monarchia alla democrazia. Alla fine standing ovation bipartisan
venerdì, 26 Giugno 2026
3 minuti di lettura

La nascita della Repubblica come frutto di una “rivoluzione pacifica” e la Costituzione come patto di libertà, democrazia e unità nazionale. È il messaggio affidato ieri da Sergio Mattarella alla seduta solenne di Camera e Senato per gli 80 anni dall’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente.

Il Presidente Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e il Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, in occasione dell'intervento alla seduta solenne di Camera e Senato per gli 80 anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente
Il Presidente Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e il Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, in occasione dell’intervento alla seduta solenne di Camera e Senato per gli 80 anni dell’apertura dei lavori dell’Assemblea Costituente

Nell’Aula di Montecitorio, alla presenza tra gli altri del Premier Giorgia Meloni, dei Presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e del Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il Capo dello Stato ha reso omaggio alle donne e agli uomini che, dopo la dittatura e la guerra, “seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani”.

Mattarella ha ricordato il cammino che portò al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e all’elezione dell’Assemblea Costituente. Una strada non facile, segnata da sofferenze, sacrifici e responsabilità storiche. “Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile”, ha detto il Presidente.

Violenze naziste

Quel prezzo, ha sottolineato, ricadde sui partigiani, sulle popolazioni colpite dalle violenze naziste e della Repubblica di Salò, sui militari internati in Germania, sugli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio, sui combattenti della Brigata Ebraica e sulle formazioni partigiane che contribuirono alla Liberazione.

Il Capo dello Stato ha indicato in quella stagione il fondamento della sovranità della Costituente. L’Italia non fu “terra di nessuno”, nonostante il crollo della monarchia e la crisi dello Stato. Una classe dirigente non compromessa con il fascismo assunse la responsabilità della transizione e aprì la strada al nuovo ordinamento.

Il passaggio decisivo arrivò con il decreto luogotenenziale del 1944, la cosiddetta “Costituzione provvisoria”, che affidò al popolo il compito di scegliere il futuro istituzionale del Paese. Da quel percorso nacque la transizione dalla monarchia alla Repubblica.

Il ruolo di De Gasperi

Mattarella ha richiamato anche il ruolo di Alcide De Gasperi, ultimo Presidente del Consiglio del Regno e guida del primo governo della Repubblica. Nel radiomessaggio del 14 giugno 1946, De Gasperi invocò concordia, ordine, lavoro e unità, parole che il Capo dello Stato ha riletto come programma morale della nuova Italia repubblicana.

Accanto al referendum il Capo dello Stato ha definito l’Assemblea Costituente come il secondo grande atto di fede democratica. Prima ancora, la Consulta nazionale aveva accompagnato il ripristino della vita democratica, con la partecipazione di antifascisti, rappresentanti dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, sindacati, categorie produttive, reduci, esponenti della cultura e delle professioni.

In quel contesto entrò nella vita politica anche la piena partecipazione femminile. Mattarella ha ricordato le tredici consultrici e il discorso di pace pronunciato da Angela Guidi Cingolani a Montecitorio il 1° ottobre 1945, primo intervento di una donna nell’Aula.

Progresso civile

Il Capo dello Stato ha poi richiamato il lavoro dei 535 uomini e delle 21 donne eletti nella Costituente. In diciotto mesi, quell’Assemblea diede al Paese una Carta capace di garantire stabilità alle istituzioni democratiche, orientamento internazionale e progresso civile. Per Mattarella la Costituzione non nacque da un compromesso deteriore tra partiti, ma da una sintesi alta tra culture politiche diverse.

Democrazia cristiana, Partito socialista e Partito comunista non operarono un baratto di interessi: contribuirono invece a un principio destinato a radicarsi nel sentire comune dei cittadini, cioè che “la Repubblica è di tutti”. Il Presidente ha insistito sul valore personalista della Carta, centrata sulla persona e sui diritti sociali. La scelta di inserire nella Costituzione temi come famiglia, scuola, salute, arte e scienza rappresentò una svolta rispetto alla democrazia pre-fascista e aprì un percorso di attuazione dei valori repubblicani.

Nel discorso ha trovato spazio anche il richiamo al Trattato di pace e alle scelte difficili compiute dalla nuova classe dirigente. La Repubblica dovette affrontare l’eredità della guerra, le modifiche di confine, le riparazioni e la necessità di recuperare un ruolo nella comunità internazionale. Quelle decisioni, pur dolorose, permisero all’Italia di superare l’isolamento prodotto dall’alleanza con il nazismo e di collocarsi nel progetto europeo e nel sistema di sicurezza delle democrazie.

Volto umano

A conclusione del suo intervento Mattarella ha ripreso le parole di Giuseppe Saragat, che all’apertura dei lavori della Costituente invitò a dare alla Repubblica “un volto umano”. Quel volto, ha osservato il Capo dello Stato, coincide con la Costituzione: frutto di un’Assemblea di donne e uomini liberi, custode della democrazia e fondamento della convivenza nazionale. E alla fine l’intero discorso del Presidente è stato salutato da una standing ovation bipartisan. Da segnalare, però, l’assenza di Futuro nazionale: alcuni deputati vannacciani in contemporanea si sono resi protagonisti di un flash mob davanti alla sede della Rai, accusata di censura nei confronti del Partito.

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