Tutelare la competitività dell’industria chimica italiana ed europea non è più una scelta, ma una necessità. È il messaggio emerso dall’evento organizzato da Federchimica al Parlamento europeo, dove il settore ha chiesto politiche in grado di mettere le imprese nelle condizioni di competere sui mercati globali. Con 63,5 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e oltre 116 mila addetti, la chimica rappresenta la quinta industria in Italia e il terzo comparto produttivo in Europa. Un settore che, secondo Federchimica, resta centrale per l’economia e per lo sviluppo del Paese, ma attraversa una fase di difficoltà che richiede interventi sul piano normativo e industriale.
Al centro del confronto è stata posta la necessità di semplificare le regole e rivedere alcune politiche europee legate alla transizione. L’obiettivo è evitare che decarbonizzazione e sostenibilità si traducano, per le imprese, in perdita di competitività e riduzione della capacità produttiva.
Desertificazione industriale
Il Presidente di Federchimica Francesco Buzzella ha parlato del rischio di una desertificazione industriale italiana ed europea. “Stiamo assistendo a un cortocircuito pericoloso”, ha affermato, osservando che l’Europa, pur avendo standard ambientali e sociali tra i più elevati al mondo e un livello di emissioni pari a un quarto di quello cinese, continua a caricare le imprese di oneri e rigidità regolatorie. Per Buzzella, il risultato è un paradosso: l’Europa riduce la produzione interna e importa gli stessi prodotti da Paesi con standard più bassi, esportando lavoro e ricchezza e importando emissioni. Il tutto mentre la Cina si avvicina al 50% della produzione mondiale.
Nel quadro segnato da crisi sistemica e shock geopolitici, Federchimica chiede all’Europa di superare un approccio giudicato ideologico. “La transizione ecologica non si fa senza l’industria ed è impossibile senza la chimica”, ha detto Buzzella, sollecitando azioni urgenti per garantire la sopravvivenza delle imprese.





