Le relazioni già tese tra Israele e Unione Europea hanno subito un nuovo scossone dopo che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha annunciato la sospensione dei rapporti con l’Alto rappresentante UE per la politica estera, Kaja Kallas. La decisione arriva in risposta a un articolo di Euractiv secondo cui, durante una visita in Messico, Kallas avrebbe paragonato il trattamento dei palestinesi da parte di Israele al sistema di apartheid sudafricano. Saar ha accusato la diplomatica europea di un comportamento “ossessivo e ingiusto” verso Israele, chiedendole di smentire o confermare le affermazioni attribuitele. A sostegno della sua posizione, ha condiviso commenti di vari politici europei, tra cui il tedesco Armin Laschet.
Kallas ha risposto con toni più concilianti, senza entrare nel merito delle accuse. Ha ribadito l’impegno dell’UE a mantenere un dialogo costruttivo con Israele e ha riaffermato la posizione europea sulla soluzione dei due Stati e sulla condanna degli insediamenti illegali in Cisgiordania. Negli ultimi mesi, la diplomatica estone è stata al centro di pressioni interne e critiche da parte di alcuni governi europei per presunti errori nella gestione del suo ruolo. Il caso esplode in un momento delicato: l’UE sta valutando restrizioni commerciali legate agli insediamenti e ha già imposto sanzioni contro alcuni coloni. Inoltre, diversi Stati membri hanno chiesto misure contro il ministro israeliano Itamar Ben‑Gvir, senza però raggiungere un consenso. Il rapporto di Euractiv non cita direttamente Kallas, ma riferisce testimonianze anonime secondo cui il paragone con l’apartheid sarebbe stato fatto durante incontri a porte chiuse con funzionari messicani. L’ufficio della diplomatica ha scelto di non commentare. L’episodio mette in luce le profonde divergenze tra Bruxelles e Gerusalemme, in un contesto segnato dalle conseguenze degli attacchi del 7 ottobre 2023, dalla guerra a Gaza e dalle fratture interne all’UE sulla politica mediorientale.





