Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno ha archiviato una crescita economica superiore a quella del Centro-Nord. Le stime Svimez pubblicate ieri in merito al 2025 hanno indicato un incremento del Pil dello 0,7% nelle regioni meridionali contro lo 0,5% del resto del Paese.
Il risultato ha confermato una tendenza avviata nel 2022, anche se il ritmo rallenta rispetto al 2024, quando l’aumento aveva raggiunto l’1%. Comunque una sequenza di quattro anni consecutivi con il Sud davanti al resto d’Italia non si registrava dai decenni successivi al secondo dopoguerra.
Il dato, comunque, non ha modificato il quadro generale dell’economia italiana. Il Pil nazionale si è fermato allo 0,5%, tre decimi in meno rispetto al 2024 e distante dalla media dell’Unione europea, pari all’1,5%.
Il confronto con gli altri principali Paesi europei ha confermato il ritardo: la Spagna è cresciuta del 2,8%, la Francia dello 0,8%, mentre la Germania, dopo due anni di recessione, è tornata in territorio positivo ma si è limitata allo 0,2%.
Due velocità
L’analisi regionale restituisce un Paese a più velocità. L’Abruzzo ha registrato la crescita più elevata del Mezzogiorno con un aumento dell’1,9%, sostenuto soprattutto dall’industria e dalle costruzioni. A seguire la Sardegna con l’1,1%, la Campania con lo 0,9% e la Calabria con lo 0,8%, tutte al di sopra della media nazionale. Il Molise ha rappresentato l’unica eccezione nel Sud e ha chiuso l’anno con una flessione dell’1,1%. Nel Centro il Lazio ha guidato la crescita con un incremento del 2%, mentre Marche e Toscana hanno rallentato.
Il Nord ha presentato invece un andamento più debole. L’Emilia-Romagna è cresciuta dell’1,7%, ma Veneto, Piemonte e Trentino-Alto Adige hanno registrato variazioni negative. Secondo Svimez il rallentamento riflette soprattutto la frenata dell’export, condizionata dalle tensioni geopolitiche e dalla minore domanda internazionale, un fenomeno che interessa in particolare Lombardia e Veneto.
Sul versante della domanda interna gli investimenti hanno continuato a rappresentare il principale fattore di sostegno dell’economia. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentatidel 3,5%, confermando una dinamica avviata con il Superbonus e rafforzata dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’effetto ha riguardato sia l’edilizia privata sia gli interventi infrastrutturali, con una crescente incidenza della spesa pubblica.
Pnrr
Il contributo del Pnrr è emerso con maggiore evidenza nell’andamento delle opere pubbliche. Tra il 2022 e il 2025 gli investimenti sono risultati quasi raddoppiati sia nel Mezzogiorno (+88,3%) sia nel Centro-Nord (+87,8%). L’incremento ha superato il 60% nella quasi totalità delle regioni. Le variazioni più consistenti hanno riguardato Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Lazio, Toscana, Puglia e Calabria. Hanno fatto eccezione il Trentino-Alto Adige e l’Abruzzo, dove il peso degli investimenti privati è risultatopiù elevato.
Sul report è intervenuto anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, che ha definito i dati “di grande rilievo” e ha sottolineato di come il 2025 rappresenti il quarto anno consecutivo nel quale il Pil del Mezzogiorno cresce più del resto del Paese. Secondo Sbarra le stime di Svimez consolidano un percorso che negli ultimi quattro anni ha portato il Sud a una crescita complessiva del 9,5%, a fronte del 6,6% del Centro-Nord.
Un risultato, ha osservato, sostenuto anche dagli investimenti pubblici e dalle risorse del Pnrr, che tra il 2022 e il 2025 hanno contribuito a un incremento dell’88% degli investimenti in opere pubbliche nel Mezzogiorno. Il Sottosegretario ha richiamato anche i dati sull’occupazione: nel 2025 il Sud registra per il quinto anno consecutivo una crescita superiore a quella del Centro-Nord, con un contributo rilevante dell’occupazione femminile e un aumento dei contratti a tempo indeterminato accompagnato dalla riduzione di quelli a termine.





