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Papa Leone XIV: “Ruini, pastore saggio nel gregge di Cristo”

Papa Leone XIV: “Ruini, pastore saggio nel gregge di Cristo”

L’addio in San Pietro al Cardinale morto a 95 anni: nell’omelia il ricordo del suo ruolo nella Chiesa italiana, nella diocesi di Roma e nel dialogo con il Paese
venerdì, 19 Giugno 2026
3 minuti di lettura

È stata la Basilica di San Pietro ad accogliere ieri i funerali del Cardinale Camillo Ruini, morto martedì all’età di 95 anni. A officiare le esequie è stato Leone XIV che ha scelto parole di gratitudine per un uomo che per molti anni ha avuto un ruolo centrale nella Chiesa italiana.

Lo ha definito un “pastore saggio e sollecito nel gregge di Cristo”, davanti a cardinali, vescovi e rappresentanti delle istituzioni. L’omelia non ha seguito il tono della semplice commemorazione. Il Papa ha guardato alla vita di Ruini come a un servizio lungo, fatto di studio, responsabilità e cura pastorale.

Il cardinale fu sacerdote, vescovo e poi porporato. Insegnò, approfondì la teologia, lavorò nella formazione dei giovani, seguì il laicato e le vocazioni, esercitò l’autorità in momenti difficili. Leone XIV ha ricordato tutto questo senza separare la fede dalla storia concreta del Paese.

Per 17 anni Ruini guidò la Conferenza episcopale italiana. Per un periodo analogo fu vicario del Papa nella diocesi di Roma. Sono stati anni nei quali la Chiesa italiana visse passaggi delicati e cercò una voce chiara nel rapporto con la società. Il Pontefice ha detto che a lui la Chiesa italiana deve moltissimo. Non solo per gli incarichi ricoperti, ma per le scelte, le iniziative e l’idea di una presenza cattolica attiva nella vita religiosa, civile e politica.

Dialogo con il mondo laico

Nel ricordo del Santo Padre è tornato anche il sinodo diocesano di Roma, insieme alla sua applicazione nella vita della città. Quel lavoro resta uno dei segni del legame tra Ruini e la diocesi affidata alla sua cura. Sia Santità ha richiamato poi il suo dialogo con il mondo laico e con la società. Ne è uscito il profilo di un Cardinale che non intese la Chiesa come uno spazio chiuso, ma come una comunità chiamata a parlare alle persone e alle istituzioni. Ruini apparteneva a una stagione nella quale la voce della Chiesa italiana era spesso ascoltata anche oltre i confini ecclesiali.

Il suo nome richiama assemblee della Cei, scelte pastorali, rapporti con la politica, interventi nel dibattito pubblico. Prevost non ha insistito sui contrasti di quegli anni. Ha preferito mettere al centro la radice spirituale del suo ministero: la fedeltà alla Chiesa, l’amore per la verità, la convinzione che la fede possa aiutare l’uomo a capire sé stesso e il proprio tempo.

Un passaggio dell’omelia ha legato Ruini ai pontefici che segnano la sua biografia. Il Cardinale conobbe Paolo VI e Giovanni Paolo II, e per molti anni fu collaboratore dello stesso Wojtyla. Leone XIV ha indicato in quel rapporto una fonte importante per la sua vita. Da Giovanni Paolo II, ha detto, Ruini seppe trarre un esempio di unità e di fede. In quella vicinanza il Papa ha visto una consonanza di sentimenti, capace di parlare anche al cammino dei fedeli di oggi.

‘La verità vi farà liberi’

Il motto episcopale del cardinale, ‘La verità vi farà liberi’, ha dato il senso più profondo al commiato. Per Leone XIV quelle parole raccolgono la visione cristiana di Ruini. La verità non appare come un concetto lontano, ma come una strada per la libertà. Il Papa ha spiegato che l’uomo è fatto per la verità e per il bene, e solo in essi trova pace, unità e compimento. Nel giorno dei funerali, quel motto è diventato una chiave per leggere l’intera vita del porporato. Il clima della celebrazione è rimasto sobrio.

Le parole del Papa hanno evitato il tono della lode formale e hanno cercato il senso di una lunga vita ecclesiale. Ruini è stato ricordato per ciò che ha fatto, ma soprattutto per il modo in cui ha vissuto il compito ricevuto. Nel suo cammino hanno avuto posto la cura delle persone, l’attenzione alla Chiesa di Roma, il rapporto con i vescovi italiani e il confronto con le domande del Paese. La sua figura, spesso al centro del dibattito, è stata riportata alla sorgente della vocazione: il servizio a Cristo e alla Chiesa. In quel contesto il rito ha dato ordine alla memoria e ha lasciato prevalere il significato religioso dell’addio. Una memoria affidata alla fede più che alla cronaca e nella preghiera.

Tra i presenti

Alla celebrazione erano presenti molte autorità religiose, politiche e istituzionali. Tra i presenti Pier Ferdinando Casini, Andrea Riccardi, Maurizio Gasparri, il Cardinale Salvatore De Giorgi e l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi. Per il Governo ha partecipato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. In Basilica anche il Presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, il Segretario di Stato vaticano Cardinale Pietro Parolin e il Vicario di Roma Baldo Reina.

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