Se in Medio Oriente, di riffa o di raffa, qualcosa si muove, altrettanto non si può dire del conflitto che vede contrapposti Putin e Zelensky. E difatti la guerra tra Russia e Ucraina ha vissuto una nuova, e durissima, notte di attacchi incrociati. Nello specifico la notte tra mercoledì e giovedì ha riportato la guerra nel cuore delle due capitali: Kiev è stata colpita da missili balistici e droni russi in ondate successive mentre Mosca ha denunciato uno dei più vasti attacchi ucraini degli ultimi due anni. Le prime esplosioni nella capitale ucraina sono state udite attorno all’1.30, dopo l’allerta diffusa dall’aeronautica militare per missili balistici diretti verso la città. Il ‘Kyiv Independent’ ha parlato di raid separati con missili e droni d’attacco. La Russia ha scelto ancora una volta la notte per colpire, dentro una strategia che punta a logorare difese, infrastrutture e popolazione civile.
Poche ore più tardi, da Mosca, il Sindaco Sergei Sobyanin ha parlato di un attacco ucraino su larga scala. Una raffineria di petrolio è stata raggiunta e nell’impianto è scoppiato un incendio. Le difese aeree russe, ha scritto il primo cittadino sui social, hanno neutralizzato circa 180 droni dall’inizio della giornata. Altri 60 velivoli senza pilota, diretti verso la capitale, sono stati abbattuti prima dell’arrivo sull’area urbana. I servizi di emergenza sono intervenuti nei punti di caduta dei detriti.
Fronte politico
Il raid ha aperto subito un nuovo fronte politico. “Se l’Ucraina brucia, brucerà anche Mosca”, ha detto Zelensky, dopo l’attacco alla raffineria della capitale russa. Il Presidente ucraino ha legato l’azione alla risposta per il bombardamento russo contro il Monastero delle Grotte di Kiev, luogo simbolo della storia e della fede del Paese: “Se Putin non vuole porre fine a questa guerra e desidera continuarla, non resteremo a guardare, reagiremo”. Da Mosca è arrivata una replica dura. Il Ministro degli Esteri Serghei Lavrov, citato da ‘Ria Novosti’, ha annunciato che la Russia proseguirà con “attacchi massicci coordinati” come risposta ai bombardamenti ucraini. “Sono da tempo convinto che le parole non bastino”, ha spiegato, dopo aver accusato Kiev di azioni terroristiche contro il territorio russo. Anche il Cremlino ha ridotto lo spazio per un possibile contatto diretto tra Putin e Zelensky. Il Consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha spiegato che un raid di questa portata non avvicina un vertice tra i due leader.
Nel mezzo resta Donald Trump. Il Tycoon ha raccontato di aver avuto “una conversazione produttiva” con Zelensky a margine del G7 a Evian e poi “un’ottima conversazione” telefonica con Putin. “Penso che entrambi vogliano fare qualcosa”, ha detto. Poi ha aggiunto: “Qualcosa sta per succedere”. La sua lettura, però, resta sospesa tra fiducia e incertezza: i due presidenti, a suo giudizio, cercano una via d’uscita, ma non hanno ancora trovato il modo per arrivarci. Trump ha anche sostenuto che la Russia perde più soldati dell’Ucraina.
Parla l’Europa
L’Europa, intanto, spinge su un’altra linea: più aiuti a Kiev, più pressione su Mosca. A Bruxelles Kaja Kallas ha incontrato Mykhailo Fedorov e ha parlato di una Russia “con le spalle al muro” sul piano militare, economico e politico. Per l’Alta rappresentante dell’Unione europea agli Affari esteri, questo è il momento di rafforzare il sostegno all’Ucraina e di alzare il costo della guerra per il Cremlino. Il colloquio con Fedorov si è concentrato sulle necessità ucraine e sugli strumenti con cui l’Unione può sostenere la capacità di resistenza del Paese. Anche l’Italia ha confermato la propria posizione. Guido Crosetto ha riferito di un colloquio con il Ministro ucraino della Difesa, dal quale ha ricevuto aggiornamenti sul fronte. Il titolare della Difesa ha ribadito il pieno appoggio di Roma, ha reso omaggio al coraggio delle forze armate e della popolazione ucraina e ha auspicato un cessate il fuoco permanente, insieme a una pace giusta e duratura con garanzie di sicurezza adeguate. Nel confronto è entrato anche il tema della cooperazione industriale nel settore della Difesa, con l’esperienza maturata da Kiev sul campo indicata come risorsa per la sicurezza europea.





