Al Dialogo di Shangri-La di Singapore, il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha cercato di dissipare i timori degli alleati asiatici sul rischio che Washington stia riducendo il proprio impegno nel Pacifico mentre affronta la guerra contro l’Iran. “Non stiamo voltando le spalle all’Asia”, ha dichiarato, sottolineando che gli Stati Uniti possono adempiere ai propri “obblighi globali” senza indebolire la presenza nella regione.
Hegseth ha riconosciuto la crescente pressione militare cinese, ma ha insistito sulla volontà americana di evitare “scontri inutili”, in linea con il clima più disteso seguito ai colloqui tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino.
Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha però avvertito che alcuni Paesi potrebbero tentare di “creare una spaccatura” tra Washington e i suoi partner asiatici, chiedendo rassicurazioni concrete.
Il Segretario ha ribadito che la strategia statunitense punta alla proiezione di potenza nel Pacifico, alla cooperazione con gli alleati e al rispetto degli accordi sulle armi, nonostante la sospensione del pacchetto da 14 miliardi destinato a Taiwan per preservare munizioni nella guerra in Iran. Ha definito “separate” le due questioni, sostenendo che gli Stati Uniti restano in una posizione “molto forte” in termini di scorte e capacità produttiva.
Nel suo intervento, Hegseth ha adottato un tono più pragmatico che ideologico: “Le regole contano, ma senza forza non valgono nulla”, ha affermato. Una linea che contrasta con l’appello al dialogo lanciato poche ore prima dalla presidente vietnamita To Lam.
Hegseth ha definito la Nuova Zelanda un “parassita” e ha avvertito che Europa e NATO devono prendere “decisioni importanti”.
Rispetto al discorso dello scorso anno, in cui aveva definito la Cina una “minaccia imminente” per Taiwan, Hegseth ha adottato un approccio più misurato. Il forum ha visto per il secondo anno consecutivo l’assenza del ministro della Difesa cinese.





