Gli Stati Uniti hanno annunciato lunedì nuove restrizioni di viaggio per i visitatori provenienti da Uganda, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, i tre Paesi al centro di un’epidemia di Ebola che avrebbe già causato almeno 100 morti. Il divieto, valido per 30 giorni, non riguarda cittadini statunitensi né residenti permanenti, ma rappresenta la misura più severa adottata finora da Washington per contenere il rischio di diffusione interna.
Secondo le autorità sanitarie, almeno sei americani sono stati esposti al virus nella RDC; uno di loro ha sviluppato sintomi ed è stato evacuato in Germania per ricevere cure specialistiche. L’ordine è stato firmato dal direttore ad interim dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), Jay Bhattacharya, che ha spiegato come la priorità sia “minimizzare il potenziale di diffusione negli Stati Uniti” e guadagnare tempo per valutare la minaccia.
La decisione arriva all’indomani della dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha classificato l’epidemia come emergenza sanitaria globale. Sebbene i casi confermati siano poco più di una dozzina, le autorità sospettano centinaia di infezioni non ancora verificate, soprattutto nelle aree rurali difficili da raggiungere.
Il ceppo responsabile dell’epidemia è il Bundibugyo, una variante dell’Ebola con un tasso di mortalità compreso tra il 25% e il 50%. Diversamente dal più noto ceppo Zaire — che tra il 2013 e il 2016 provocò oltre 11.000 morti in Africa occidentale — per il Bundibugyo non esistono vaccini o terapie specifiche. La malattia si manifesta con febbre emorragica virale, che può causare emorragie interne potenzialmente letali.
Gli Stati Uniti intensificheranno i controlli sanitari negli aeroporti e il CDC sta cercando di rintracciare chiunque sia entrato nel Paese nelle ultime settimane dopo aver viaggiato nelle zone colpite. L’agenzia ha ribadito che il rischio per la popolazione generale rimane basso, ma ha invitato alla prudenza.





