Un’esplosione devastante in una fabbrica di fuochi d’artificio nella provincia cinese dello Hunan ha causato almeno 21 morti, secondo quanto riportato dai media statali, in quello che si profila come uno degli incidenti industriali più gravi degli ultimi mesi. La deflagrazione è avvenuta nelle prime ore del mattino, quando decine di lavoratori erano già all’interno dello stabilimento per le operazioni di confezionamento. L’onda d’urto ha distrutto parte degli edifici e scagliato detriti a centinaia di metri di distanza, rendendo difficoltose le prime operazioni di soccorso.
Le autorità locali hanno inviato sul posto squadre di vigili del fuoco, medici e unità specializzate nella gestione di materiali esplosivi. I soccorritori stanno ancora cercando tra le macerie eventuali dispersi, mentre i feriti — alcuni in condizioni critiche — sono stati trasportati negli ospedali della zona. Le cause dell’esplosione non sono ancora state chiarite, ma le prime ipotesi parlano di un possibile malfunzionamento durante la manipolazione delle polveri pirotecniche, un rischio noto in un settore che, nonostante i progressi normativi, continua a registrare incidenti ricorrenti.
Il governo provinciale ha annunciato l’apertura di un’indagine formale e la sospensione immediata delle attività in tutte le fabbriche di fuochi d’artificio della regione, in attesa di verifiche sulla sicurezza. La Cina, uno dei principali produttori mondiali di articoli pirotecnici, ha più volte promesso un rafforzamento dei controlli, ma la domanda elevata e la presenza di piccoli stabilimenti spesso poco regolamentati continuano a rappresentare un punto critico. La tragedia ha suscitato un’ondata di cordoglio sui social cinesi, mentre le autorità invitano alla cautela nel diffondere informazioni non verificate. Le prossime ore saranno decisive per comprendere l’esatta dinamica dell’incidente e valutare eventuali responsabilità.





