La tregua arrivata dopo settimane di escalation tra Iran, Israele e attori regionali non basta a rassicurare Bruxelles. Per Ursula von der Leyen il cessate il fuoco rappresenta un passaggio necessario, ma non risolve le conseguenze economiche e strategiche già prodotte dal conflitto. Davanti alla plenaria del Parlamento europeo, ieri la Presidente della Commissione ha collegato la crisi mediorientale al nodo della sicurezza energetica, alla tenuta dei conti europei e alla capacità dell’Unione di agire come potenza industriale.
Il messaggio politico è netto: la guerra non resta confinata nell’area del Golfo, ma incide direttamente sulle economie europee. “Sono trascorsi esattamente due mesi dall’inizio della nuova guerra in Medio Oriente”, ha ricordato von der Leyen che ha poi sottolineato che la pausa delle ostilità deve trasformarsi in una soluzione stabile. Per Bruxelles la priorità è duplice: consolidare il cessate il fuoco e garantire la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per i traffici globali di petrolio e gas.
“Una dura realtà”
Nelle parole della Presidente emerge la preoccupazione per una crisi destinata a prolungarsi oltre la fase militare: “Tutti dobbiamo affrontare una dura realtà: le conseguenze di questo conflitto potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni”, ha detto all’Aula di Strasburgo. I numeri forniti dalla Commissione indicano l’impatto immediato. In sessanta giorni di guerra, ha spiegato von der Leyen, la spesa europea per l’importazione di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Tradotto su base quotidiana, quasi mezzo miliardo al giorno lascia il continente per pagare forniture rese più costose dall’instabilità regionale, dai premi assicurativi sul trasporto marittimo e dalla volatilità dei mercati.
Per la Presidente della Commissione il punto non è episodico. La crisi iraniana arriva dopo lo shock provocato dall’invasione russa dell’Ucraina e conferma, secondo Bruxelles, la fragilità di un modello fondato sull’acquisto esterno di energia: “Questa è la seconda grande crisi energetica nel giro di quattro anni”, ha osservato, traendo una conclusione politica precisa: l’Europa non può continuare a dipendere in misura eccessiva dalle importazioni.
Tre direttrici
Da qui la richiesta di accelerare una trasformazione che la Commissione considera insieme industriale e strategica. Von der Leyen indica tre direttrici: riduzione della domanda, efficienza energetica, crescita dell’elettrificazione. Per il breve periodo significa consumare meno e meglio; per il medio termine, sostituire progressivamente combustibili fossili con elettricità prodotta all’interno dell’Unione da fonti rinnovabili e da un sistema infrastrutturale più integrato.
La presidente ha ricordato che oggi l’elettricità rappresenta ancora meno di un quarto dei consumi finali europei, una quota inferiore rispetto a Stati Uniti e Cina. Per Bruxelles è un ritardo che pesa sulla competitività industriale e sulla sicurezza economica: “Un continente con risorse limitate di combustibili fossili dovrebbe essere all’avanguardia nell’elettrificazione mondiale”, ha affermato.
Non è soltanto una questione ambientale. Nel ragionamento della Commissione l’energia abbondante e a costi prevedibili diventa condizione per ospitare data center, filiere tecnologiche e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Senza una rete moderna e senza prezzi stabili, il rischio è perdere investimenti verso altri mercati.
Pacchetto Reti
Per questo von der Leyen ha richiamato il Pacchetto Reti presentato nei mesi scorsi e il futuro Piano d’azione per l’elettrificazione, annunciato entro l’estate. Nel bilancio europeo, ha ricordato, quasi 300 miliardi di euro sono stati destinati all’energia e 95 miliardi risultano ancora disponibili. L’obiettivo della Commissione è indirizzare quelle risorse verso trasporti, industria pesante, riscaldamento e connessioni transfrontaliere.
L’intervento si è chiuso con un passaggio sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Dal 2028 inizierà il rimborso del debito contratto per NextGenerationEU, mentre cresceranno le richieste di spesa per difesa, innovazione e autonomia strategica. Per von der Leyen la risposta passa da nuove risorse proprie europee. In caso contrario, l’alternativa sarebbe tra maggiori contributi nazionali e una riduzione della capacità d’intervento comune.





