Gulnara Karimova, figlia dell’ex presidente uzbeko Islam Karimov, è comparsa davanti a un tribunale svizzero con l’accusa di riciclaggio di denaro legato a un vasto sistema di tangenti e fondi illeciti accumulati durante gli anni in cui esercitava un’influenza dominante sull’economia del Paese. Le autorità elvetiche sostengono che Karimova abbia canalizzato centinaia di milioni di dollari attraverso conti bancari svizzeri, società di comodo e intermediari internazionali, sfruttando la sua posizione politica e i legami con grandi operatori delle telecomunicazioni.
Il processo rappresenta uno dei casi di corruzione più significativi mai affrontati dalla giustizia svizzera. Secondo l’accusa, Karimova avrebbe ricevuto pagamenti illeciti in cambio di licenze e concessioni in Uzbekistan, per poi occultare i proventi all’estero tramite una rete finanziaria sofisticata. Parte dei fondi sequestrati — oltre mezzo miliardo di dollari — potrebbe essere restituita all’Uzbekistan, anche se la procedura richiede accordi diplomatici complessi. Karimova, un tempo figura pubblica onnipresente e considerata possibile erede politica del padre, è detenuta in Uzbekistan dal 2017, dove sta già scontando una condanna per corruzione e abuso di potere.
La sua presenza nel processo svizzero avviene tramite rappresentanza legale, mentre i suoi avvocati contestano la ricostruzione dell’accusa e denunciano violazioni procedurali. Il caso ha attirato l’attenzione internazionale non solo per la notorietà dell’imputata, ma anche per il ruolo della Svizzera nel contrasto ai flussi finanziari illeciti. Per Tashkent, il procedimento è un tassello importante nel tentativo di recuperare i beni sottratti durante l’era Karimov e di mostrare un impegno rinnovato nella lotta alla corruzione.





