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Consumi, rivoluzione silenziosa: meno beni essenziali, più servizi e spese incomprimibili

In atto un profondo cambiamento della spesa delle famiglie italiane: cala il peso degli alimentari, cresce quello della casa e dei servizi, con divari territoriali ancora marcati
lunedì, 27 Aprile 2026
1 minuto di lettura

La struttura dei consumi delle famiglie italiane è cambiata radicalmente negli ultimi settant’anni, passando da un modello incentrato sui bisogni essenziali a uno dominato da servizi e spese difficilmente comprimibili. È quanto evidenzia l’indagine Istat “I consumi cambiano insieme al Paese”, che fotografa l’evoluzione del bilancio familiare dal secondo dopoguerra a oggi.

Crollo di abbigliamento e alimenti

Nel 1953 oltre la metà della spesa (52,4%) era destinata a generi alimentari, bevande e tabacchi, mentre quasi l’80% del budget complessivo veniva assorbito da alimentazione, abbigliamento e abitazione. Una struttura fortemente sbilanciata sui beni primari, oggi profondamente mutata: la quota per alimentari e tabacchi è scesa al 20,9%, con un calo di oltre 30 punti percentuali, mentre sono aumentate le voci legate ad altri beni e soprattutto ai servizi. Il cambiamento si consolida a partire dagli anni Ottanta. La spesa per abbigliamento e calzature si riduce dal 10,4% del 1980 al 3,7% nel 2024, mentre quella per tabacchi si dimezza. Al contrario, cresce in modo costante la voce legata all’abitazione, all’acqua, all’energia e ai combustibili, che diventa la principale componente del bilancio familiare: dal 15,9% nel 1980 al 26,9% nel 2000, fino al 35,7% nel 2024, con un picco del 38,8% registrato nel 2020.

Stipendi assorbiti dai servizi

Negli ultimi trent’anni si afferma inoltre la centralità dei servizi, che arrivano a rappresentare circa il 50% della spesa mensile, una quota paragonabile a quella che negli anni Cinquanta era occupata dai generi alimentari. In parallelo, la rivoluzione digitale ha trasformato le abitudini di consumo: nel 2024 il 96,5% delle famiglie possiede almeno un telefono cellulare.

Le differenze territoriali

Persistono tuttavia significative differenze territoriali. Se negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno rispetto alla media nazionale, oggi il divario è salito al 20%. Nel Sud, inoltre, oltre il 25% della spesa resta destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% del Centro-Nord.

Spese incomprimibili al top

Nel confronto europeo, infine, l’Italia si distingue per un’incidenza più elevata delle spese incomprimibili: secondo i dati più recenti disponibili (2020), abitazione, alimentari e trasporti assorbono oltre i due terzi della spesa complessiva, contro il 63% in Spagna e il 56% in Francia e Germania, dove risulta più alta la quota destinata a ricreazione, cultura e servizi.

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