Un ricercatore statunitense afferma di aver individuato prove convincenti dell’Arca di Noè in una remota regione montuosa della Turchia, rilanciando uno dei misteri più affascinanti e controversi dell’archeologia biblica. Andrew Jones, ricercatore del progetto Noah’s Ark Scans, ha dichiarato mercoledì a “Fox & Friends First” di essere convinto che la peculiare formazione rocciosa vicino al Monte Ararat sia autentica. “Credo fermamente che questi siano i veri resti, sepolti e in decomposizione, dell’Arca di Noè, la famosa nave. E stiamo facendo del nostro meglio per convincere gli scettici e mostrare al mondo questo sito“, ha affermato.
Per Jones, gli ultimi studi del suo team hanno rivelato la presenza di tunnel nella formazione geologica, elementi che suggeriscono la presenza di una struttura artificiale. “La nostra nuova ricerca ha dimostrato l’esistenza di tunnel a circa quattro metri di profondità e circa due metri di altezza, che percorrono il centro dell’imbarcazione e il bordo interno dello scafo – ha spiegato – Crediamo fermamente che questa planimetria, che mostra tunnel e possibili travi e muri di sostegno, suggerisca che si tratti di un’opera artificiale e non di una formazione naturale.”
Gli esperti indipendenti, tuttavia, invitano alla prudenza: molte presunte scoperte simili, nel corso degli anni, si sono rivelate illusioni geologiche o interpretazioni eccessivamente ottimistiche. Le autorità turche hanno confermato di essere a conoscenza delle ricerche e di aver concesso permessi per ulteriori studi, pur senza avallare alcuna conclusione. La notizia ha rapidamente attirato l’attenzione dei media internazionali e delle comunità religiose, alimentando un dibattito che si ripete ciclicamente ogni volta che emergono nuovi indizi.





