Il 95% degli appalti per servizi e forniture assegnato con affidamento diretto. Quasi 14mila gare concentrate appena sotto la soglia dei 140mila euro. Solo il 7,3% delle procedure del Pnrr con clausole per la parità di genere e l’assunzione di giovani.
Sono alcuni dei numeri contenuti nella relazione annuale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, presentata ieri alla Camera dei deputati dal Presidente Giuseppe Busìa, alla presenza tra gli altri del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Nel 2025 il valore complessivo degli appalti pubblici in Italia ha raggiunto 309,7 miliardi di euro. Rispetto al 2024 l’aumento dell’importo totale arriva al 13,9%. Le procedure sono state 287.421, con un incremento del 7,6%. Dei 309,7 miliardi complessivi, 20,8 miliardi hanno riguardato appalti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Forniture e ser
Secondo i dati della Procura europea, nel 2025 la distrazione dei fondi dell’Unione europea aumenta del 35%. Una crescita che coinvolge soprattutto le risorse collegate ai programmi europei e al Pnrr. E sul Piano nazionale di ripresa e resilienza l’Anacsegnala anche il mancato utilizzo delle clausole sociali. Su 96 mila procedure legate al Pnrr, appena 7 mila prevedono misure per favorire la parità di genere e l’assunzione di giovani. Meno dell’8%. Un dato che, secondo l’Autorità, riduce l’impatto sociale degli investimenti pubblici.
La relazione punta poi l’attenzione sull’assenza di un obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese che partecipano alle gare pubbliche. Le aziende possono concorrere agli appalti senza indicare con precisione chi controlla realmente la società. Per l’Anac questo vuoto favorisce strutture societarie opache e rende più difficile individuare eventuali conflitti di interesse.
Modifiche normative
Busìa critica anche le modifiche normative introdotte negli ultimi mesi. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e il ridimensionamento del traffico di influenze illecite, sostiene il presidente dell’Anac, hanno ridotto gli strumenti di tutela. “Per compensare l’arretramento del diritto penale si sarebbero dovute rafforzare almeno le garanzie amministrative. Purtroppo è avvenuto il contrario”. Le nuove norme eliminano diversi limiti al passaggio diretto da incarichi politici a ruoli nelle società partecipate o ai vertici amministrativi. La relazione segnala il rischio di un indebolimento della distinzione tra controllore e controllato, tra funzione politica e funzione gestionale.
Nel mirino anche il cosiddetto pantouflage, cioè il trasferimento da un incarico pubblico a un ruolo privato collegato allo stesso settore. Secondo l’Anac le tutele risultano oggi più deboli e meno uniformi. L’Autorità teme un aumento delle situazioni di conflitto di interesse e una crescita del peso dei gruppi economici più influenti.
Lobby
Altro nodo riguarda le lobby. L’Italia non dispone ancora di una disciplina organica sui gruppi di pressione. Busìa chiede una legge con registri pubblici, obblighi di trasparenza e tracciabilità degli incontri con i decisori pubblici. Un capitolo della relazione riguarda la sicurezza sul lavoro negli appalti pubblici. Per l’Anac il rischio più elevato si concentra nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano “a cascata”. In questi casi si riducono la trasparenza, la responsabilità e le garanzie per i lavoratori.
L’Autorità chiede controlli più severi, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera e formazione obbligatoria. Busìa propone anche l’integrazione delle banche dati dell’Anac con la patente a punti per la sicurezza sul lavoro e con gli altri strumenti digitali del settore.
Digitalizzazione
Più positivi invece i numeri sulla digitalizzazione. Nel 2023 le procedure analogiche rappresentavano il 21% del totale. Nel 2025 la quota scende all’1%. Le stazioni appaltanti che utilizzano ancora sistemi cartacei passano dal 45% all’1%. Con il Fascicolo virtuale dell’operatore economico l’Autorità ha verificato nel 2025 circa 175 mila operatori economici e ha rilasciato oltre 4 milioni di certificazioni.
Forte anche la riduzione delle stazioni appaltanti qualificate. In due anni il numero passa da oltre 20 mila a circa 4 mila. Per l’Anac non basta però diminuire gli enti autorizzati. L’obiettivo riguarda strutture più competenti, tempi più rapidi e procedure concluse entro il limite di 160 giorni. Busìa dedica infine un passaggio alla nuova direttiva anticorruzione approvata il 26 marzo 2026 dal Parlamento europeo. Il testo attende il voto definitivo del Consiglio. Secondo il presidente dell’Anac, la direttiva rappresenta uno strumento decisivo per rafforzare l’integrità delle istituzioni europee e contrastare il rischio di arretramenti normativi.
Parla Fontana
Alla presentazione della relazione è intervenuto anche il Presidente della Camera Lorenzo Fontana: “I fenomeni corruttivi minano alla radice il patto sociale sul quale si fonda lo Stato di diritto”, le sue parole. Una frase che riassume il messaggio dell’Anac: ogni euro sottratto alla trasparenza riduce risorse, servizi e fiducia dei cittadini.





