0
Ristorazione, crescita fragile: più chiusure che aperture. Ma il settore tocca la soglia dei 100 miliardi

Ristorazione, crescita fragile: più chiusure che aperture. Ma il settore tocca la soglia dei 100 miliardi

Il Rapporto Fipe fotografa una espansione nei consumi ma segnato da criticità strutturali: turnover elevato e carenza di personale
venerdì, 10 Aprile 2026
1 minuto di lettura

Il settore della ristorazione italiana mostra una fragilità diffusa, testimoniata da un turnover elevato: a circa 10.000 nuove aperture si contrappongono oltre 25.000 chiusure, segno di modelli di business spesso poco sostenibili.

È da questo squilibrio che emerge con forza il quadro delineato dal Rapporto Ristorazione 2026 della Fipe, presentato a Roma il 9 aprile, che restituisce l’immagine di un comparto in trasformazione, sospeso tra segnali di crescita e criticità persistenti.

Toccata la soglia dei 100 miliardi

Nel 2025 le imprese attive superano quota 324.000, in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma capaci di generare una domanda vicina ai 100 miliardi di euro, in aumento del 3,7%. Una dinamica che conferma la solidità del settore, pur senza recuperare pienamente i livelli pre-pandemia in termini reali.

Carenza personale e inflazione

Accanto ai dati positivi emergono però nodi strutturali rilevanti: dalla riduzione dell’occupazione dipendente alla crescente difficoltà nel reperire personale qualificato, fino a una produttività ancora debole, legata a un modello fortemente labour intensive. I prezzi continuano a salire (+3,2%), riflettendo l’impatto dell’inflazione, mentre gli investimenti si fanno più prudenti e selettivi.

Imprese famigliari e creative

Il rapporto mette in luce anche la dimensione profondamente umana dell’imprenditoria nel comparto: la scelta di avviare un’attività nella ristorazione nasce spesso da passione, tradizione familiare o desiderio di autonomia più che da necessità economiche. Ne deriva un modello di “imprenditore-lavoratore” caratterizzato da carichi di lavoro elevati: spesso oltre le 40 ore settimanali e, in circa la metà dei casi, superiori alle 60.

Cambio generazionale difficile

La ristorazione italiana resta infatti fortemente ancorata alla dimensione familiare: oltre un terzo delle imprese affonda le radici in una tradizione tramandata e circa il 70% degli imprenditori è affiancato quotidianamente da familiari. Tuttavia, il passaggio generazionale appare meno scontato rispetto al passato, complice la consapevolezza crescente delle difficoltà legate al mestiere.Nel complesso, il Rapporto Fipe descrive un settore in equilibrio tra continuità e cambiamento, chiamato ad affrontare sfide decisive sul fronte della sostenibilità economica, dell’innovazione e del ricambio generazionale.

Accompagnare l’evoluzione

Il presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani, sottolinea come il comparto continui a rappresentare “un pilastro irrinunciabile della vita quotidiana degli italiani”, pur in un contesto di rallentamento economico. Da qui l’urgenza, per Stoppani, “di politiche attive in grado di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, sostenere la riqualificazione professionale e orientare i giovani verso il settore, accompagnandone l’evoluzione senza disperdere i valori che hanno reso la cucina italiana un patrimonio riconosciuto a livello internazionale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Lavoro e Veronese (Uil): Cassa integrazione, segnali di difficoltà per l’intero sistema produttivo

Cassa integrazione, dalle ore autorizzate nuovo segnale di difficoltà per…

“Patuelli (Abi): “Rischi globali in aumento, banche più solide e regole meno rigide sui crediti”

Per l’economia i rischi internazionali sono nuovamente cresciuti, anche con…