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Tregua di due settimane tra Usa e Teheran. Venerdì negoziati a Islamabad, ma il Libano divide ancora

Tregua di due settimane tra Usa e Teheran. Venerdì negoziati a Islamabad, ma il Libano divide ancora

mercoledì, 8 Aprile 2026
3 minuti di lettura

Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran è entrato in vigore dopo l’annuncio di Donald Trump, che ha sospeso i bombardamenti a condizione di una “completa, immediata e sicura” riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il primo round di negoziati è fissato per venerdì 10 aprile a Islamabad, con il vicepresidente americano JD Vance alla guida della delegazione Usa e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf a capo di quella di Teheran. La Casa Bianca presenta l’intesa come una “vittoria totale e completa”, mentre Vance invita alla cautela e definisce la tregua “fragile”, spiegando che Trump vuole “progressi” rapidi verso un accordo più stabile.

Alla base dei colloqui c’è il piano iraniano in 10 punti, che Washington considera una base negoziale ma non ancora un’intesa definitiva. Il nodo immediato resta Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale. Dopo l’annuncio della tregua sono stati segnalati i primi attraversamenti nello stretto e Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti contribuiranno a “decongestionare” il traffico marittimo. Restano però forti incertezze sui termini pratici della riapertura, anche perché secondo diverse ricostruzioni Teheran intende mantenerla sotto supervisione militare iraniana e collegarla a nuove condizioni economiche e di sicurezza.

Libano

Il punto più controverso riguarda il Libano. Il Pakistan, mediatore dell’accordo, ha parlato di una tregua valida “ovunque”, compreso il fronte libanese. Israele invece ha smentito in modo netto. In una nota ufficiale, l’ufficio di Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che Israele sostiene la pausa americana contro l’Iran, ma che il cessate il fuoco “non include il Libano”.

Lo stesso messaggio è stato rilanciato dall’esercito israeliano, secondo cui “la battaglia continua” contro Hezbollah. Sul terreno i raid sono infatti proseguiti nel sud del Libano, con attacchi nell’area di Tiro e Sidone, nuovi ordini di evacuazione e l’avvertimento dell’esercito libanese agli sfollati a non rientrare ancora nelle zone meridionali.

Fonti vicine a Hezbollah hanno riferito a Reuters che il movimento ha sospeso gli attacchi dopo l’annuncio dell’intesa, ma la prosecuzione delle operazioni israeliane rischia di riaprire subito il fronte. Dall’inizio dell’escalation, in Libano si contano oltre 1.500 morti e più di 1,2 milioni di sfollati. Anche per questo Emmanuel Macron ha accolto positivamente il cessate il fuoco, chiedendo però che venga esteso esplicitamente anche al Libano.

Bilanci e mercati

Il costo umano della guerra resta altissimo anche in Iran. Secondo le cifre circolate nelle ultime ore, i morti sarebbero circa 3.600, tra cui almeno 248 bambini. Proprio mentre entrava in vigore la pausa, però, si sono registrati nuovi incidenti: la National Iranian Oil Refining and Distribution Company ha confermato un attacco alla raffineria di Lavan, dove si è sviluppato un incendio senza vittime, mentre altri media iraniani hanno parlato di esplosioni anche sull’isola di Siri. Segnali che mostrano quanto sia precaria la situazione sul terreno anche dopo l’annuncio politico della tregua.

I mercati hanno reagito con un forte sollievo. Il petrolio e il gas sono scesi bruscamente dopo l’ipotesi di una riapertura di Hormuz. Tra i dati riportati nelle prime ore, il Wti è sceso sotto quota 100 dollari con cali molto marcati, mentre anche il gas europeo ha perso circa un quinto del suo valore all’apertura. Il rimbalzo però non cancella i danni già prodotti.

La Iata avverte che per tornare a una situazione normale nell’approvvigionamento di cherosene serviranno mesi, anche in caso di riapertura duratura dello stretto, a causa delle perturbazioni nelle capacità di raffinazione e nella logistica regionale.

Diplomazia e scenario internazionale

Sul piano diplomatico, il cessate il fuoco è stato accolto favorevolmente da Ue, Onu e principali attori regionali. Ursula von der Leyen ha parlato di de escalation “quanto mai necessaria”, Antonio Costa ha esortato tutte le parti a rispettarne i termini, mentre Kaja Kallas lo ha definito un “passo indietro dal baratro”. Anche Berlino, Londra, Ankara, Riyadh, Il Cairo e l’Unione Africana hanno chiesto di trasformare la pausa in un’intesa duratura.

L’Onu ha già inviato nella regione Jean Arnault per sostenere la mediazione. Intanto Keir Starmer è atteso oggi nel Golfo per colloqui con i leader regionali, mentre Macron ha convocato a Parigi un consiglio di difesa sulla crisi.

Nella partita entra anche la guerra in Ucraina. Volodymyr Zelensky ha salutato positivamente la de escalation e ha annunciato che i circa 200 specialisti ucraini inviati in Medio Oriente per contrastare i droni iraniani continueranno a operare nella regione. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha usato la tregua per rilanciare un messaggio politico a Washington: la “risolutezza americana”, ha detto, dovrebbe ora essere applicata anche per costringere Mosca a un cessate il fuoco.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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