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Ucraina, Tusk: “Ritiro americano dalla Nato e fine sanzioni: il piano di Putin”. Attacchi ai porti russi, “Tagli imminenti” al petrolio

Ucraina, Tusk: “Ritiro americano dalla Nato e fine sanzioni: il piano di Putin”. Attacchi ai porti russi, “Tagli imminenti” al petrolio

Il premier polacco accusa i veti di Orbán e il rischio di una disgregazione della Nato. Il terminal di Primorsk ha perso il 40% della capacità: Mosca potrebbe ridurre la produzione. Zelensky: “Conversazione positiva” con gli inviati Usa. Oltre 200 militari ucraini in Libia. Sei bambini rimpatriati dalla Russia
venerdì, 3 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Le tensioni tra Russia e Ucraina si intrecciano con nuove divisioni politiche in Europa e con il rischio di ricadute sul mercato energetico. Il premier polacco Donald Tusk ha denunciato che “la minaccia di una disgregazione della Nato, l’allentamento delle sanzioni contro la Russia, una grave crisi energetica in Europa… sembra proprio il piano ideale di Putin”, attaccando anche i veti ungheresi agli aiuti a Kiev. Viktor Orbán ha replicato chiedendo sui social di “revocare le sanzioni imposte all’energia russa.

Immediatamente”, sostenendo che “l’Europa sta andando incontro a una delle crisi economiche più gravi della sua storia”. Da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito che la Nato “è un’alleanza a noi ostile”.

L’intelligence militare lettone ha definito la Russia “la principale fonte di minaccia per la sicurezza”, citando “ambizioni imperialistiche” e sviluppo militare. La Moldova ha approvato il ritiro dalla Comunità degli Stati Indipendenti. Parallelamente Putin ha avvertito l’Armenia che non potrà aderire contemporaneamente all’Ue e all’Unione economica eurasiatica. Sul fronte mediterraneo, Radio France Internationale riferisce di una presenza stabile di oltre 200 militari ucraini in Libia tra Misurata, Zawiya e Tripoli.

Energia, porti russi e Libia

Gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe continuano a pesare sul mercato globale. Secondo Reuters, il terminal petrolifero di Primorsk, sul Baltico, ha perso “almeno il 40%” della capacità di stoccaggio dopo i raid con droni, con otto serbatoi da 50.000 metri cubi danneggiati. La capacità di esportazione russa è scesa di circa un milione di barili al giorno, “un quinto del totale”, e “tagli alla produzione petrolifera russa sono imminenti”, mentre il mercato è già scosso dalla crisi in Medio Oriente.

In questo quadro Vladimir Putin ha parlato con il principe saudita Mohammed bin Salman, concordando di cooperare nell’Opec+ “per stabilizzare il mercato petrolifero globale” e chiedendo una “rapida cessazione delle ostilità” nel Golfo. Intanto le autorità libiche hanno annunciato che il tentativo di rimorchiare la nave danneggiata è fallito per le “avverse condizioni meteorologiche”, lasciando la gasiera alla deriva nel Mediterraneo. Secondo le fonti, da una base vicina al complesso petrolifero di Mellitah sarebbe partito il drone che il 4 marzo ha colpito la metaniera russa Arctic Metagaz, parte della cosiddetta “flotta ombra”.

Pressioni su Kiev

Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha affermato che un ritiro ucraino dal Donbass “aprirebbe prospettive per la fine delle ostilità”. Sul fronte opposto, Volodymyr Zelensky ha parlato di una “conversazione telefonica positiva” con gli inviati di Donald Trump e con il segretario generale della Nato Mark Rutte per rafforzare le garanzie di sicurezza.

Secondo il Financial Times, Trump avrebbe minacciato di sospendere le forniture di armi a Kiev per spingere gli alleati a sostenere la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito: “Se abbiamo bisogno di qualcosa per l’America… lo terremo prima di tutto per l’America”.

Raid e bimbi rimpatriati

Sul terreno prosegue lo scambio di attacchi. Kiev sostiene che la Russia abbia lanciato nella notte 172 droni, 147 dei quali abbattuti, con impatti in dodici località e blackout diffusi in varie regioni, tra cui Kharkiv, Sumy e Odessa.

Le autorità locali hanno riferito anche vittime: un morto nella regione di Kharkiv, uno a Chernihiv e un uomo di 42 anni ucciso da un drone a Kherson, oltre a danni significativi agli impianti energetici di Naftogaz nella regione di Sumy. Mosca ha dichiarato di avere abbattuto 147 droni ucraini e ha denunciato un attacco alla stazione del gasdotto Turkish Stream, “senza danni all’infrastruttura”, mentre droni ucraini hanno colpito anche una raffineria a Ufa, provocando un incendio.

Sul piano umanitario, la Casa Bianca ha annunciato che sei bambini ucraini saranno rimpatriati dalla Russia e ricongiunti alle famiglie, con un settimo previsto entro fine mese. “Il ricongiungimento dei bambini rimane una delle questioni globali più importanti oggi”, si legge nella dichiarazione che richiama l’impegno della first lady Melania Trump.

Secondo Kiev, quasi 20.000 minori sarebbero stati trasferiti in Russia e Bielorussia. Un’indagine delle Nazioni Unite ha definito queste deportazioni “crimini contro l’umanità”, mentre la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro Vladimir Putin e altri funzionari russi. Mosca respinge le accuse e parla di evacuazioni volontarie.

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