Tutto sommato, tutto previsto. E non poteva che essere così. E dunque in un Consiglio dei Ministri ‘lampo’ (durato circa 30 minuti) è stato dato il via libera al decreto legge con ‘disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali’.
Di cosa si tratta? Di un provvedimento che introduce un pacchetto di misure con effetto immediato sui prezzi di benzina e diesel e che punta a contenere l’impatto dei rincari su famiglie e imprese, a seguito della situazione in Medio Oriente. Il cuore dell’intervento riguarda il taglio delle accise, con una riduzione fino a 25 centesimi al litro.
È stato lo stesso Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a spiegare le tre direttrici: abbassamento del prezzo alla pompa, credito di imposta per l’autotrasporto e meccanismo anti-speculazione. “Tagliamo 25 centesimi al litro e introduciamo sanzioni per chi si discosta dall’andamento reale del petrolio”, ha spiegato ieri sera al Tg1. L’obiettivo è intervenire in modo diretto sul costo del carburante.
Il Premier ha parlato di un impegno a impedire speculazioni e a limitare l’impatto della crisi su famiglie e imprese. Il Governo ha già attivato controlli con Guardia di Finanza e Antitrust sui rincari anomali, con aumenti finora inferiori rispetto ad altri Paesi europei, ma ha scelto ora un intervento diretto sui prezzi.
Secondo il Vicepremier Matteo Salvini, gli effetti saranno immediati: “Gli italiani pagheranno meno rispetto a Francia, Germania e Spagna”, ha detto. Con un prezzo medio del diesel tra 2 e 2,20 euro al litro, il costo dovrà scendere sotto i 2 euro e anche sotto 1,90 euro al litro, con una riduzione tra 20 e 25 centesimi.
Effetto immediato
Il decreto punta a un effetto immediato sui prezzi. Secondo il Vicepremier Matteo Salvini la riduzione sarà visibile in pratica da subito. “Gli italiani pagheranno meno rispetto a francesi, tedeschi e spagnoli”, le parole del Ministro dei Trasporti che ha indicato anche una soglia concreta: con un prezzo medio del diesel compreso tra 2 e 2,20 euro al litro, il costo dovrà scendere sotto i 2 euro e anche sotto 1,90 euro al litro. Non si tratta, ha precisato, di una riduzione limitata, ma di un intervento tra 20 e 25 centesimi al litro.
La rinuncia
Il taglio delle accise comporta una rinuncia per lo Stato a centinaia di milioni di euro di entrate fiscali. L’obiettivo indicato dal Governo è evitare che l’aumento dei carburanti si trasferisca sui prezzi dei beni di consumo.
Per questo il decreto introduce un credito di imposta per il settore dell’autotrasporto, considerato tra i più esposti all’andamento del costo dell’energia.
La misura mira a sostenere le imprese e a contenere effetti indiretti sull’inflazione. Accanto alla riduzione dei prezzi, il provvedimento introduce un sistema di controllo per contrastare fenomeni speculativi.
Il Vicepremier Antonio Tajani ha infatti annunciato verifiche su distributori e fornitori. Il meccanismo collega il prezzo finale all’andamento del greggio e prevede sanzioni in caso di scostamenti. “Vogliamo impedire che l’impennata dei prezzi incida sulla vita quotidiana”, ha spiegato il Ministro degli Esteri.
Comparto ittico
Misure dedicate riguardano anche il comparto ittico. A parlarne è stato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida il quale ha annunciato un credito di imposta del 20% per l’acquisto di carburante, con una dotazione complessiva di 10 milioni di euro per i mesi di marzo, aprile e maggio. L’intervento in soldoni punta a ridurre i costi operativi delle imprese della pesca e a evitare ripercussioni sui prezzi dei prodotti destinati ai consumatori.
20 giorni
Secondo il Codacons il taglio di 25 centesimi, considerando l’Iva, porterà a un calo di circa 0,305 euro al litro, con un risparmio di 15,2 euro su un pieno da 50 litri. Il diesel potrebbe scendere da 2,103 euro a circa 1,798 euro al litro. L’Unione Nazionale Consumatori stima prezzi intorno a 1,864 euro in autostrada e 1,798 euro sulla rete ordinaria, con la benzina a circa 1,562 euro al litro. Resta il nodo della durata della misura, indicata in circa 20 giorni. Le associazioni dei consumatori segnalano il rischio di nuovi aumenti alla fine del periodo, mentre il governo valuta eventuali proroghe in base all’andamento dei mercati e alle decisioni europee.





