Gli Stati Uniti hanno avviato una vasta indagine commerciale che coinvolge Sudafrica, Nigeria e diversi altri Paesi africani, sospettati di aver adottato pratiche considerate “sleali” nei confronti delle imprese statunitensi. L’inchiesta, annunciata dal Dipartimento del Commercio, punta a verificare presunti sussidi occulti, barriere non tariffarie e politiche industriali ritenute distorsive del mercato. Secondo Washington, alcune misure adottate da governi africani avrebbero favorito aziende locali o partner strategici a scapito della concorrenza internazionale, alterando l’accesso al mercato in settori chiave come materie prime, manifattura e tecnologie emergenti.
I Paesi coinvolti respingono le accuse, definendole un tentativo di pressione politica in un momento in cui molte economie africane stanno rafforzando i legami con Cina, India e altri attori globali. Pretoria e Abuja hanno sottolineato che le loro politiche industriali rientrano nelle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che eventuali incentivi sono finalizzati allo sviluppo interno, non alla discriminazione commerciale. Alcuni osservatori africani interpretano l’indagine come un segnale della crescente competizione geopolitica per l’accesso alle risorse strategiche del continente.
L’apertura dell’inchiesta rischia di complicare i rapporti economici tra Washington e le principali economie subsahariane, già messi alla prova da divergenze su sicurezza, governance e diritti commerciali. Se l’indagine dovesse confermare le accuse, gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi o restrizioni, con potenziali ripercussioni sulle esportazioni africane. In un contesto globale sempre più competitivo, la vicenda evidenzia quanto il continente sia diventato un terreno cruciale per gli equilibri economici internazionali.





