La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele si estende dal Golfo Persico al Libano mentre sul piano diplomatico si moltiplicano gli appelli alla de escalation. Nella notte l’Iran ha lanciato una nuova ondata di droni e missili contro obiettivi statunitensi e israeliani nella regione. Le difese aeree sono entrate in azione in diversi Paesi del Golfo.
Il Kuwait ha dichiarato di aver abbattuto otto droni entrati nel proprio spazio aereo, mentre il Qatar ha intercettato due missili diretti verso l’emirato. Attacchi hanno colpito anche infrastrutture militari americane tra Bahrein, Kuwait e Iraq. Negli Emirati due droni sono caduti vicino all’aeroporto internazionale di Dubai causando alcuni feriti. In Iran resta incerta la situazione del nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei. Secondo fonti iraniane e occidentali il figlio dell’ayatollah Ali Khamenei sarebbe rimasto ferito alle gambe nei raid israeliani del 28 febbraio contro la leadership militare e politica del Paese. Funzionari iraniani citati da media internazionali affermano che il leader è “sano e salvo” e si trova in un rifugio protetto, con comunicazioni limitate per ragioni di sicurezza.
Raid israeliani in Libano
Israele ha proseguito i bombardamenti contro obiettivi legati all’Iran. Raid hanno colpito Teheran e diverse località del Libano, in particolare nella valle della Bekaa e nel sud del Paese. Secondo il ministero della Salute libanese negli ultimi attacchi sono morte almeno quattordici persone. Il bilancio complessivo delle vittime in Libano nei primi dieci giorni di guerra è salito a 588, con oltre 700 mila sfollati. Il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha dichiarato che l’offensiva continuerà: “Nessun leader iraniano è al sicuro. Continueremo a indebolire il regime e le sue capacità militari”. La crisi coinvolge anche i trasporti. KLM ha cancellato i voli per Dubai fino al 28 marzo, mentre Lufthansa ha esteso la sospensione dei collegamenti con vari aeroporti del Medio Oriente. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avvertito che il conflitto “deve essere fermato prima che travolga l’intera regione”.
Trump: “Non c’è più molto da colpire”
Il presidente statunitense Donald Trump sostiene che la campagna militare contro l’Iran stia raggiungendo i suoi obiettivi. “La guerra sta andando molto bene. Abbiamo inflitto più danni di quanto immaginassimo e non c’è praticamente più nulla da colpire”, ha detto in un’intervista ad Axios. Secondo Trump il conflitto potrebbe concludersi “presto”. Il presidente ha invitato le compagnie petrolifere a continuare a transitare nello stretto di Hormuz, affermando che la marina statunitense ha distrutto “quasi tutte le navi posamine iraniane”. Alla domanda sulla presenza di mine ha risposto: “Non crediamo che ce ne siano”.
Dall’inizio della guerra il 28 febbraio sono stati registrati almeno tredici attacchi contro navi nel Golfo Persico e nel Golfo dell’Oman. Dopo il vertice del G7 il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che lo stretto è ormai diventato “un teatro di guerra”.
L’inchiesta sulla strage di Minab
Negli Stati Uniti cresce la polemica sull’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare nella città iraniana di Minab, che secondo le autorità locali ha causato almeno 175 morti, in gran parte bambine. Un’indagine preliminare citata dal New York Times indica che il bombardamento potrebbe essere stato provocato da un errore di puntamento americano. Un missile Tomahawk avrebbe colpito l’edificio dopo che i militari avevano utilizzato coordinate obsolete che lo indicavano come struttura militare dei Pasdaran. L’edificio era stato trasformato in scuola anni prima. Il Pentagono ha confermato che l’indagine è ancora in corso.
Hormuz sotto pressione
La tensione si concentra anche nello stretto di Hormuz, passaggio chiave per il commercio mondiale di petrolio. Nelle ultime ore almeno tre navi sono state colpite da proiettili o droni nelle acque tra Oman e Golfo Persico. Tra queste una portarinfuse greca, una nave cargo thailandese e un’imbarcazione collegata a interessi israeliani. Il cargo thailandese Mayuree Naree ha preso fuoco e parte dell’equipaggio è stata evacuata dalla marina dell’Oman. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato alcuni attacchi sostenendo di aver fermato imbarcazioni che “avevano ignorato gli avvertimenti”. Teheran ha ribadito che non permetterà il passaggio di petrolio diretto agli Stati Uniti o ai loro alleati: “Non consentiremo che una sola goccia di greggio attraversi lo stretto a beneficio dell’America”. L’Agenzia internazionale dell’energia ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, la più grande operazione nella storia dell’organizzazione.





