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Conflitto e leadership globale

Sganciate sull’Iran 3.800 bombe in 48 ore, Trump: “Li stiamo massacrando”

Teheran lancia oltre 700 droni e centinaia di missili, rivendica 560 militari Usa “tra morti e feriti”. Paesi del Golfo: "Pronti a rispondere". Pechino: sosteniamo sovranità Iran. Onu convoca il Consiglio di Sicurezza
martedì, 3 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Secondo una fonte della difesa israeliana, nelle ultime 48 ore Israele e Stati Uniti avrebbero sganciato 3.800 bombe sull’Iran, più che nell’intera operazione di giugno. Le vittime iraniane supererebbero quota 500. Fonti umanitarie segnalano migliaia di civili in fuga verso le province occidentali e i confini con Iraq e Turchia, con blackout e difficoltà nei rifornimenti. Esplosioni nell’area degli impianti nucleari di Isfahan e Natanz. Il carcere di Evin sarebbe fuori controllo. Teheran ha lanciato una massiccia rappresaglia contro Israele e i Paesi del Golfo, colpendo Gerusalemme e prendendo di mira infrastrutture negli Emirati e in Qatar. Esplosioni a Dubai e Doha. Le difese qatariote riferiscono di aver abbattuto due SU 24 iraniani e intercettato sette missili balistici e cinque droni diretti contro “diverse aree del Paese”.

Le Guardie della rivoluzione parlano di oltre 700 droni e centinaia di missili dall’inizio delle ostilità, sostenendo di aver colpito “60 obiettivi strategici e 500 obiettivi militari americani e del regime sionista”. Teheran rivendica 560 militari Usa “tra morti e feriti”, danni a basi in Kuwait e Bahrein, attacchi a petroliere nel Golfo e alla portaerei Abraham Lincoln. Washington non conferma. Il segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale Ali Larijani afferma che l’Iran, “al contrario degli Usa, si è preparato per una guerra lunga” e “difenderà fieramente” la propria sovranità. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato convocato in sessione straordinaria con un appello al cessate il fuoco immediato.

La linea di Trump

Donald Trump rivendica l’offensiva. Alla Cnn: “Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene”. E ancora: “Non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata non si è ancora verificata. Arriverà presto”. Il presidente lascia intendere che l’operazione possa superare la durata prevista. Dalla Casa Bianca spiega che era pianificata per “quattro o cinque settimane”, ma che gli Stati Uniti hanno “la capacità di andare avanti molto più a lungo”.

Annunciate nuove sanzioni mirate contro settori strategici iraniani, mentre alleati europei valutano misure analoghe. “Continuiamo a condurre operazioni su vasta scala in Iran. Stiamo assicurando che non sviluppino armi nucleari”. Trump rivendica il ritiro dall’accordo nucleare del 2015, definendolo “un documento orribile, pericoloso”, sostenendo che senza quella scelta Teheran “avrebbe avuto armi nucleari tre anni fa”. Il capo del Pentagono Pete Hegseth parla di guerra “a tempo”, esclude truppe Usa sul suolo iraniano e avverte che “chi uccide o minaccia americani sarà braccato senza esitazione”. Il capo degli Stati maggiori congiunti, generale Dan Caine, precisa che non si tratta di “un’operazione di una notte” e che “ci saranno altre perdite americane”, rivendicando la “superiorità aerea”.

Allargamento del conflitto

Il conflitto si estende al Libano. Israele colpisce la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah: almeno 31 morti secondo fonti locali. L’ambasciata Usa invita i cittadini a lasciare il Paese. Allarme droni a Cipro, che chiede garanzie sull’uso “solo per scopi umanitari” delle basi britanniche. Arabia Saudita e Bahrein innalzano l’allerta e dichiarano sostegno alle misure di difesa occidentali. Gli Emirati rafforzano la protezione delle infrastrutture energetiche. Il rischio di un allargamento regionale appare concreto. Da parte sua, Pechino sostiene Teheran. Il ministro degli Esteri Wang Yi afferma che la Cina “sostiene l’Iran nella difesa della propria sovranità, sicurezza, integrità territoriale e dignità nazionale” e invita Stati Uniti e Israele a “cessare immediatamente le operazioni militari”.

Svolta nucleare francese

Parigi smentisce l’invio nel Mediterraneo della portaerei Charles de Gaulle ma valuta il rafforzamento delle basi in Giordania e negli Emirati. Emmanuel Macron convoca un nuovo Consiglio di Difesa e annuncia un rafforzamento della deterrenza: “Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”, precisando che il dato non sarà più reso pubblico. “Per essere liberi, bisogna essere temuti”. “Uno solo dei nostri sottomarini contiene la potenza equivalente a tutte le bombe esplose della seconda guerra mondiale”.

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