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Israele, Alta Corte sospende l’espulsione di 37 Ong. Almeno 5 morti a Gaza. Vance: “no guerra lunga in Medio Oriente”

Israele, Alta Corte sospende l’espulsione di 37 Ong. Almeno 5 morti a Gaza. Vance: “No guerra lunga in Medio Oriente”

L’ingiunzione provvisoria evita l’uscita forzata delle organizzazioni umanitarie entro il primo marzo. Msf: “A Gaza situazione catastrofica”. L’esercito smantella 7 km di tunnel nella Striscia. Usa e Canada invitano a lasciare la regione
sabato, 28 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

L’ordine di lasciare i Territori Palestinesi Occupati entro il primo marzo è stato sospeso. L’Alta Corte israeliana ha emesso un’ingiunzione provvisoria che blocca l’espulsione di 37 organizzazioni umanitarie attive a Gaza e in Cisgiordania, accogliendo il ricorso presentato da 17 Ong internazionali, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam e il Norwegian Refugee Council.

Le organizzazioni avevano denunciato il rischio di conseguenze “catastrofiche” per la popolazione civile. La decisione della Corte è temporanea, ma evita per ora l’uscita forzata delle Ong alla vigilia della scadenza.

Nel primo venerdì di Ramadan, intanto, migliaia di palestinesi della Cisgiordania hanno attraversato i checkpoint per raggiungere la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme. Israele ha fissato un limite di 10 mila fedeli. L’accesso è consentito solo agli uomini sopra i 55 anni, alle donne sopra i 50 e ai minori di 12 anni accompagnati.

Gaza

Da Gaza il quadro resta drammatico. “La situazione è catastrofica, c’è urgente bisogno di un afflusso massiccio di aiuti salvavita e di un accesso umanitario senza ostacoli”, ha dichiarato Medici Senza Frontiere, ribadendo la volontà di restare sul campo. L’organizzazione richiama il diritto internazionale umanitario e sostiene che, “in qualità di potenza occupante”, Israele sia tenuto a garantire assistenza alla popolazione.

Il segretario generale Christopher Lockyear parla di “conseguenze mortali” legate alle restrizioni. Centinaia di migliaia di persone avrebbero bisogno di cure mediche e supporto psicologico, mentre decine di migliaia necessitano di trattamenti continuativi, chirurgici e non solo. Sul terreno i combattimenti proseguono. Secondo fonti palestinesi, almeno cinque persone sono morte in attacchi nel centro e nel sud della Striscia.

Le Forze di difesa israeliane affermano di aver colpito miliziani che avevano oltrepassato la linea del cessate il fuoco nel nord, avvicinandosi ai riservisti della 205ª Brigata corazzata. L’aviazione ha “eliminato alcuni terroristi per allontanare la minaccia”, riferisce la versione militare. L’esercito israeliano ha inoltre annunciato di aver smantellato circa sette chilometri di tunnel nel nord della Striscia. Dall’entrata in vigore dell’accordo di tregua dell’11 ottobre, le autorità di Gaza parlano di oltre 600 morti.

Diplomazie in allerta

Il quadro regionale resta instabile, sullo sfondo delle valutazioni di Washington su un possibile attacco contro l’Iran. Il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato ieri la partenza del personale non essenziale e dei familiari dall’ambasciata a Gerusalemme “a causa di rischi per la sicurezza”.

In una comunicazione interna, l’ambasciatore Mike Huckabee ha invitato chi intendeva lasciare il Paese a farlo “oggi”. La missione ha precisato che potrebbero essere ulteriormente limitati gli spostamenti verso alcune aree di Israele, la Città Vecchia e la Cisgiordania.

Il Canada ha invitato i propri cittadini in Iran a lasciare il Paese “se possono farlo in sicurezza”, avvertendo che le ostilità potrebbero riprendere “con poco o nessun preavviso”. Appelli simili sono arrivati nei giorni scorsi anche da diversi governi europei e asiatici.

Trump-Onu

Sul fronte multilaterale, il portavoce delle Nazioni Unite ha confermato che il presidente Donald Trump non ha ancora chiamato il segretario generale António Guterres, nonostante l’annuncio fatto durante la riunione del Board of Peace per Gaza del 19 febbraio a Washington. Un segnale di distanza diplomatica che si inserisce in un contesto già fortemente teso.

Negli Stati Uniti, il vicepresidente JD Vance ha dichiarato al Washington Post che, pur restando sul tavolo l’ipotesi di un attacco mirato per impedire a Teheran di ottenere l’arma nucleare, non c’è “alcuna possibilità” che gli Usa si lascino trascinare in “una guerra in Medio Oriente per anni senza una fine in vista”. Vance si è definito ancora “uno scettico degli interventi militari all’estero” e ha aggiunto che “tutti preferiamo l’opzione diplomatica”, ma molto dipenderà “da ciò che faranno e diranno gli iraniani”.

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