Purtroppo questo è un refrain che esiste da molto, troppo tempo: le donne percepiscono retribuzioni inferiori di oltre il 25% rispetto agli uomini, pur rappresentando la maggioranza tra diplomati e laureati. Solo una su due risulta occupata. È un dato che deve far riflettere quello emerso dal ‘Rendiconto di genere 2025’ del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, presentato ieri a Palazzo Wedekind a Roma, che fotografa le differenze di genere nel mercato del lavoro, nei percorsi professionali e nel sistema previdenziale. I numeri parlano chiaro: nel 2024 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 53,3%, contro il 71,1% registrato tra gli uomini, con un divario pari a 17,8 punti percentuali. Le assunzioni femminili hanno rappresentato il 42,2% del totale e solo il 36,7% dei contratti a tempo indeterminato ha riguardato lavoratrici. La componente femminile resta quindi meno presente nelle forme di impiego stabile.
La distribuzione dell’orario di lavoro conferma la distanza. Le lavoratrici costituiscono il 67,2% degli occupati part time. Il part time involontario interessa il 13,7% delle donne occupate, a fronte del 4,6% degli uomini. Il dato incide sulla continuità contributiva e sui livelli retributivi nel corso della carriera.
Gap salariale
Il gap salariale supera i 25 punti percentuali. Nei principali settori economici la differenza risulta pari al 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative, al 23,6% nel commercio, al 19,7% nel manifatturiero e al 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione. Le donne ricoprono il 21,8% degli incarichi dirigenziali e il 33,1% delle posizioni di quadro, con una presenza ridotta nei livelli decisionali. Sul piano dell’istruzione il quadro appare opposto. Le donne rappresentano il 52,6% dei diplomati e il 59,4% dei laureati. Il vantaggio nei percorsi formativi non trova corrispondenza nell’accesso al lavoro e nelle opportunità di carriera. Il rendiconto evidenzia una distanza tra risultati scolastici e partecipazione occupazionale.
Le differenze emergono anche nella gestione dei carichi familiari. Nel 2024 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle madri hanno raggiunto quota 15.409.095, mentre i padri si sono fermati a 2.771.988 giornate. Il ricorso ai congedi resta quindi concentrato sulle lavoratrici, con effetti sulla continuità lavorativa e sulle prospettive professionali.
Prima infanzia
Persistono disparità nella disponibilità dei servizi per la prima infanzia. Nonostante l’aumento dei posti negli asili nido, l’offerta soddisfa solo una parte della domanda. Solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta si avvicinano all’obiettivo europeo di 45 posti ogni 100 bambini tra zero e due anni. La limitata copertura dei servizi incide sulla partecipazione al lavoro, in particolare per le madri. Le conseguenze si riflettono anche sul sistema previdenziale. Le donne risultano più numerose tra i beneficiari di pensione, con circa 7,99 milioni di pensionate contro 7,37 milioni di uomini, ma percepiscono importi inferiori. Nel lavoro dipendente privato le pensioni anticipate e di invalidità risultano più basse rispettivamente del 25,1% e del 31,5%, mentre nelle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2%. Solo il 34,2% delle pensioni anticipate riguarda donne, dato collegato a carriere discontinue e a minori livelli contributivi.
I commenti
Secondo il Presidente del Civ Inps Roberto Ghiselli il rendiconto conferma disparità lungo tutto il ciclo di vita delle donne: risultati scolastici elevati non trovano corrispondenza nel mercato del lavoro, dove emergono difficoltà contrattuali, retributive e di carriera legate anche alla carenza di servizi per la conciliazione tra lavoro e cura familiare. Secondo Ghiselli tali condizioni producono effetti sull’occupazione e sugli importi pensionistici. Ha poi evidenziato differenze medie intorno al 40% nel valore delle pensioni e una maggiore concentrazione delle donne nella pensione di vecchiaia a 67 anni, indicando la necessità di interventi coordinati da parte di istituzioni, parti sociali ed enti previdenziali per ridurre il divario.
La Direttrice generale dell’Inps Valeria Vittimberga ha indicato sì segnali di progresso, ma risultati ancora insufficienti rispetto alla profondità del gap esistente. Ha richiamato la necessità di proseguire con interventi normativi e incentivi, con particolare attenzione alla riduzione del divario salariale e ai suoi effetti previdenziali. Tra le misure indicate figurano la trasparenza salariale obbligatoria nelle grandi imprese e il rafforzamento della certificazione di parità di genere attraverso sistemi di premialità e di penalizzazione.



