mercoledì, 19 Gennaio, 2022
Politica

Le ambiguità del PD

Si discute ancora, nella maggioranza, sull’ipotesi di un allargamento delle aperture nelle regioni che, intorno al 20 aprile, presentassero significative riduzioni dei contagi da covid.

La decisione dovrebbe essere adottata dal Consiglio dei Ministri convocato per oggi pomeriggio: toccherà al Presidente del Consiglio trovare una sintesi razionale tra le varie posizioni.

Nel frattempo, i gruppi parlamentari del Partito Democratico hanno completato la rivoluzione di genere sollecitata dal Segretario Letta eleggendo, anche alla Camera, una donna alla guida dei deputati.

All’opinione pubblica, soprattutto alla gente alle prese con i problemi della sopravvivenza facendo fronte alle spese essenziali, appassiona poco, anche se presenta spunti interessanti, il duello fra Serracchiani, sostenuta dalla maggioranza del gruppo, e la Madia, che ha denunciato la sopravvivenza di strategie di cooptazione da parte della nomenclatura, nè trae elementi di tranquillità dalla svolta di Letta per la perfetta parità di genere o per l’apertura alla possibilità che i sedicenni possano essere ammessi al voto nelle elezioni locali e politiche.

In effetti, quel che appare ancora carente e confusa, nella comunicazione del PD, è quali scelte si proponga sia per una politica economica che sappia coniugare tutela dell’ambiente e sviluppo, sia per una diversa qualità della gestione delle istituzioni, a cominciare da un rapporto più equilibrato tra Stato e Regioni, da una revisione dell’attuale assetto dell’amministrazione reintroducendo i principi di terzietà e di responsabilità della funzione pubblica, da una riforma fortemente innovativa del sistema giudiziario.

Sono, questi, a ben vedere, i nodi che tuttora frenano ed inquinano lo sviluppo, consentono spazi di manovra alla speculazione e a maneggi malavitosi, penalizzano in modo particolare il Mezzogiorno, che va riproposto come priorità per i prossimi anni.

Ed è su queste scelte che il PD potrebbe riacquistare spazi ora persi e che non potrà riprendere proponendosi come una specie di movimento radicaleggiante; in questa chiave, va anche chiarito in quali termini e su quali agende intenda costruire un rapporto stabile e strategico con il Movimento Cinque Stelle.

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