venerdì, 23 Ottobre, 2020
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Fausto Leali, Meluzzi in difesa: “Anche un marxista disse lo stesso. Riascoltiamo la sua ‘Angelo Negro’”

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Il cantante Fausto Leali è stato espulso dalla casa del Grande Fratello per aver utilizzato il termine “negro” riferito al fratello di Mario Balotelli, Enock Barwuah. “Nero si riferisce al colore, negro alla razza” ha detto Leali nel corso di una discussione con l’altro concorrente del Gf. Il cantante si difende: “Ho sbagliato perché ho utilizzato con leggerezza un termine, ‘negro’, che ha assunto una connotazione dispregiativa. Ma nelle mie parole non c’è l’intenzione di offendere. La verità è che io ho passato tanto tempo con musicisti afroamericani con i quali ho sempre scherzato utilizzando quel termine come fossi uno di loro”. E sui social ovviamente si è acceso un dibattito fra chi ha accusato Leali di razzismo e chi invece ritiene la polemica esagerata e il termine negro niente affatto offensivo. Come lo psichiatra, scrittore e opinionista televisivo Alessandro Meluzzi,intervistato da Lo Speciale.

Fausto Leali è stato espulso dal Grande Fratello per aver definito negro il fratello di Balotelli? Ma è davvero razzismo questo?
“Non diciamo sciocchezze. Siamo dentro quello che io definisco ormai da tempo il delirio da politicamente corretto. Fra l’altro una delle più belle canzoni di Fausto Leali si intitola proprio ‘Angelo negro’ e in essa si dice: ‘Pur se la Vergine è bianca fammi un angelo negro. Tutti i bimbi vanno in cielo anche se son solo negri’. È razzismo questo? Oggi una canzone come quella, ma anche tante altre di genere spiritual, sarebbero considerate offensive proprio perché contengono la parola negro che non si capisce per quale motivo abbia assunto un significato dispregiativo nei confronti delle persone di colore. Per altro, io che ho una moglie latino-americana, so per certo che l’espressione ‘negrito’ in quelle zone è utilizzato in senso affettivo. Paese che vai, linguaggio che trovi. Questo fanatismo politicamente corretto sta distruggendo anche i linguaggi, le tradizioni, le canzoni, le parole, stravolgendone completamente i significati. Direi che siamo in presenza di una globalizzazione dell’idiozia”.

Oltre che per aver utilizzato il termine negro, Leali è stato attaccato anche per aver pronunciato la fatidica frase: “Il fascismo ha fatto anche cose buone”. Che significa questo? Che è automaticamente un fascista?
“Prima di Fausto Leali questa cosa l’ha detta lo storico gramsciano e marxista Paolo Spriano. Non serve essere fascisti per affermare che Mussolini fa parte di una storia positiva che riguarda lo Stato sociale in Italia con l’istituzione dell’Inps, dell’Enpas, delle colonie marine, o che ha favorito lo sviluppo della rete infrastrutturale e ferroviaria, ha realizzato la bonifica dell’Agro pontino ecc. Tutte vicende che fanno parte della storia e riconoscere meriti a Mussolini non significa affermare che il fascismo era giusto o auspicarne il ritorno, né tantomeno cancellare le gravi responsabilità di quel regime in ordine ad altri aspetti esecrabili. In realtà il politicamente corretto vorrebbe anche negare la storia, tentativo che non soltanto dobbiamo respingere al mittente irridendo ogni forma di negazionismo, ma che dobbiamo combattere riaffermando la verità. Come diceva Lenin ‘i fatti hanno sempre la testa dura’”.

Non è paradossale che un reality show impedisca la libera espressione del pensiero, quasi obbligando i suoi concorrenti a pensarla obbligatoriamente in una certa maniera su determinate materie?
“Quando si vuole instaurare una dittatura fondata sulla finzione, non si fa altro che ricorrere ai classici processi alle streghe che mi sono trovato a studiare anche come criminologo. Cosa accadeva in passato alle presunte streghe accusate di aver praticato riti satanici? Venivano torturate, e se confessavano per non dover sopportare altri patimenti andavano al rogo perché colpevoli; se invece resistevano al dolore fisico e negavano le loro responsabilità fino alla fine, ci finivano ugualmente perché si diceva che era stato il demonio a dar loro la forza di sopportare le torture. Quindi, in un caso o nell’altro, il rogo era scontato. La tecnica del politicamente corretto è la stessa dei processi alle streghe”.

(Lo_Speciale)

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