Le autorità della contea di Los Angeles stanno indagando su un episodio avvenuto venerdì sera nella residenza di Kamala Harris e del marito Doug Emhoff a Malibu, dove un presunto intruso è stato fermato prima di raggiungere l’abitazione. L’individuo sarebbe entrato nella proprietà intorno alle 22:30, secondo lo sceriffo della stazione di Malibu Lost Hills, che ha ricevuto una chiamata per “persona sospetta”.
Il portavoce di Harris, Eduardo Negrón, ha confermato che la coppia non era presente al momento dell’incursione e ha ringraziato le forze dell’ordine per la rapidità dell’intervento. Quando i deputati sono arrivati, il sospetto si trovava ancora all’esterno della proprietà: è stato avvertito di lasciare l’area e se n’è andato volontariamente, senza incidenti. È stato redatto un rapporto per violazione di domicilio, ma non sono stati effettuati arresti.
La polizia ha annunciato un rafforzamento delle pattuglie nella zona, mentre la vicenda ha attirato l’attenzione nazionale perché avviene in un momento delicato: lo scorso anno il presidente Donald Trump ha revocato la protezione del Secret Service per Harris, come previsto dalla legge del 2008 che garantisce agli ex vicepresidenti solo sei mesi di scorta dopo aver lasciato l’incarico.
Nel gennaio 2025, l’allora presidente Joe Biden aveva firmato un memorandum che estendeva la protezione di Harris a 18 mesi, ma quel periodo è ormai terminato. La residenza è quindi sorvegliata da personale privato, con il supporto delle autorità locali. L’incidente, riportato per primo da TMZ, riapre il dibattito sulla sicurezza degli ex vertici istituzionali, soprattutto in un clima politico segnato da tensioni e minacce crescenti. Finora non sono stati diffusi dettagli sull’identità dell’intruso né sulle sue motivazioni. La domanda che molti si pongono è se l’episodio sia un caso isolato o il segnale di una vulnerabilità più ampia. Per ora, le autorità mantengono il massimo riserbo, mentre la residenza di Harris resta sotto sorveglianza rafforzata.





