Il parlamento di Taiwan, controllato dall’opposizione, ha inflitto un duro colpo al governo respingendo il mega‑piano da T$210 miliardi (6,6 miliardi di dollari) per l’acquisto di 210.000 droni militari entro il 2031.
Al suo posto, i partiti d’opposizione hanno approvato una loro proposta, più frammentata e con un tetto di spesa annuale, che rischia di rallentare la corsa dell’isola verso capacità autonome nel settore degli unmanned systems. Il governo aveva definito il piano “urgente”, citando le guerre in Ucraina e Iran come prova dell’importanza dei droni nel conflitto moderno, soprattutto in un contesto di crescente pressione da parte della Cina, che considera Taiwan parte del proprio territorio.
Ma l’opposizione ha imposto la propria linea: T$240 miliardi in sei anni, finanziati attraverso il budget annuale, con un tetto di T$40 miliardi l’anno, aumentabile solo in casi eccezionali. Il premier Cho Jung‑tai, interpellato dopo il voto, ha evitato lo scontro diretto: “Non si tratta di essere soddisfatti.
Dobbiamo valutare se la legge approvata risponde alle esigenze della nazione e della nostra difesa autonoma.” Ha aggiunto che il governo “considererà attentamente” la questione dal punto di vista della sicurezza nazionale. Il Ministero della Difesa ha espresso “rammarico”, ricordando che il piano governativo era frutto di valutazioni interne approfondite e coordinato con “nazioni alleate”, senza specificare quali. Gli Stati Uniti hanno più volte sostenuto lo sviluppo di droni militari taiwanesi. L’opposizione, guidata dal Kuomintang, ha difeso la propria scelta.
La deputata Hsu Chiao‑hsin ha accusato il governo di chiedere fondi “senza alcuna supervisione”: “Serve controllo, non assegni in bianco.” Il ministro della Difesa Wellington Koo aveva già avvertito che un tetto annuale di T$40 miliardi sarebbe insufficiente: solo nel 2027, il ministero prevede di spendere T$42,1 miliardi in droni.


