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Hormuz, Trump: “Rotte sminate, traffico aperto”. Teheran apre alla diplomazia

Hormuz, Trump: “Rotte sminate, traffico aperto”. Teheran apre alla diplomazia

Il Centcom rivendica il controllo del traffico nello Stretto: assistite quasi 1.500 navi con 750 milioni di barili di greggio. Teheran: “Trump fuori dalla realtà”
sabato, 29 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Gli Stati Uniti hanno dichiarato di avere completato la rimozione delle mine iraniane dalle rotte internazionali dello Stretto di Hormuz e hanno rivendicato il controllo operativo del traffico marittimo nell’area.

A confermarlo è stato venerdì il comandante del Centcom, ammiraglio Brad Cooper, secondo cui le vie di navigazione “sono ora libere da mine iraniane” dopo un’operazione condotta da sommozzatori della Marina, Navy Seal e mezzi aerei di Esercito, Marina, Aeronautica e Marines.Cooper ha spiegato che circa 50mila militari statunitensi sono impegnati nelle operazioni in Medio Oriente e che negli ultimi mesi le forze Usa hanno assistito quasi 1.500 navi commerciali nel passaggio attraverso Hormuz, per un totale di circa 750 milioni di barili di greggio diretti ai mercati internazionali.

Blocco dell’Iran

Il comandante americano ha inoltre sostenuto che, dalla reintroduzione del blocco navale a metà luglio, “nessuna nave è entrata o uscita da un porto iraniano senza il nostro permesso”, salvo eccezioni umanitarie. Secondo Cooper, nello stesso periodo l’Iran non avrebbe esportato “nemmeno un barile di petrolio”. Una linea ribadita dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha definito il blocco e l’isolamento economico uno strumento destinato a “schiacciare” la già fragile economia iraniana: negli ultimi 14 giorni, ha scritto, gli Stati Uniti avrebbero favorito l’immissione sul mercato di 130 milioni di barili di petrolio, mentre l’export iraniano sarebbe rimasto a zero. Donald Trump ha rivendicato a sua volta la riapertura dello Stretto. “Il traffico è aperto. La risposta iraniana è molto moderata. Non vogliono che torniamo ad attaccarli”, ha dichiarato a Channel 12. Il presidente americano ha anche diffuso un’immagine nella quale Hormuz veniva indicato provocatoriamente come “nuovo territorio” degli Stati Uniti.

“Trump fuori dalla realtà”

La replica iraniana è stata durissima. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha accusato Trump di mostrare “sintomi” riconducibili alla schizofrenia, parlando di una percezione distorta della realtà e di “deliri” in riferimento alla pretesa americana sullo Stretto. Parallelamente, però, Teheran non chiude del tutto alla trattativa. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che una ripresa del percorso diplomatico con Washington “non è impossibile”, subordinandola però a un cambio di approccio degli Stati Uniti, alla ricostruzione della fiducia e al riconoscimento dei diritti iraniani. La Russia ha intanto preso posizione contro l’ipotesi di introdurre pedaggi per le navi in transito. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha affermato che Mosca non vuole un sistema di questo tipo e ha sostenuto che Teheran sarebbe disposto ad aprire pienamente lo Stretto in cambio di un alleggerimento o della revoca delle sanzioni.

Teheran annuncia nuove armi

Sul piano militare la tensione resta alta. Il portavoce del ministero della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik ha annunciato che Teheran dispone di “nuove armi, equipaggiamenti, tecnologie e tattiche” che saranno rivelate direttamente “sul campo di battaglia”, sostenendo che l’industria militare iraniana abbia ormai superato la fase della semplice ingegneria inversa e sviluppi autonomamente tecnologie per droni e missili balistici.I dati sul traffico mostrano intanto una ripresa ancora irregolare: giovedì solo sette navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro le 17 del giorno precedente e una media di 15 nei dieci giorni precedenti. La crisi continua a estendersi al resto della regione. Israele ha condotto nuovi raid nella Striscia di Gaza e nel sud del Libano, mentre fonti palestinesi hanno riferito di nuove vittime nei bombardamenti. Washington avrebbe inoltre autorizzato il proprio ambasciatore in Libano a incontrare un esponente di Hezbollah, nel tentativo di sbloccare il negoziato sull’attuazione dell’accordo tra Beirut e Israele.

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