A dieci anni dal terremoto che devastò Amatrice e numerosi centri dell’Italia centrale, ieri Leone XIV ha affidato alla preghiera le vittime, le famiglie e le comunità che ancora portano i segni del sisma. Al termine del consueto Angelus domenicale in piazza San Pietro il Pontefice ha ricordato l’anniversario del 24 agosto 2016, quando il terremoto colpì Lazio, Umbria e Marche, e ha rivolto un pensiero al percorso ancora aperto della ricostruzione. “Domani (oggi, ndr) ricorre il decimo anniversario del terremoto che ha colpito il Centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche. Prego per i defunti e per le loro famiglie, e per tutte le comunità coinvolte”. Il Papa ha poi indicato nella fede e nella solidarietà due punti di riferimento per il futuro dei territori: “Continuino a sostenere l’opera di ricostruzione”.
Dal terremoto all’emergenza Ebola
Il dopo Angelus ha allargato lo sguardo ad altre emergenze internazionali. Prevost ha richiamato la situazione nella Repubblica Democratica del Congo, dove si sta diffondendo un’epidemia di Ebola che, ha sottolineato, “purtroppo sta provocando molte vittime”. Il Santo Padre ha sollecitato l’intervento della Comunità internazionale e ha chiesto che la risposta coinvolga anche le realtà dei territori interessati “per salvare tante vite umane”. Un altro pensiero è andato alla Repubblica Centrafricana, dopo il crollo avvenuto in una miniera a Zamboyé. Il Vescovo di Roma si è detto vicino alla popolazione che piange le vittime e ha invocato sostegno per l’impegno volto a garantire “la sicurezza e la legalità dei siti minerari”. “Il Signore accolga quanti hanno perso la vita”, ha aggiunto.
La domanda al centro dell’Angelus
Prima degli appelli, la riflessione dell’Angelus era partita dal Vangelo di Matteo e dalla domanda che Gesù rivolge ai discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Un interrogativo che Leone XIV ha riportato alla vita di ciascun cristiano: “Chi è davvero Gesù per me?”. Secondo il Pontefice la lunga esperienza vissuta dagli apostoli accanto a Gesù non basta, da sola, a garantire una conoscenza autentica. Cristo, ha osservato, non ha dato per scontato che i Dodici avessero compreso fino in fondo il mistero del Regno di Dio. Da qui il valore di quella domanda, che resta centrale anche per “i discepoli di ogni tempo”.
“La fede non ci è data una volta per tutte”, ha spiegato. Per questo occorre “riscoprire il volto di Cristo e il suo Vangelo”, approfondirne il messaggio e rinnovare le scelte della propria vita affinché restino coerenti con ciò che si professa. Il rischio indicato dal Papa è quello di ritenere di sapere già tutto e di trasformare la fede in un’abitudine.
La fede davanti alle ferite degli altri
La risposta alla domanda su Cristo, ha proseguito Prevost, non appartiene soltanto alla dimensione della preghiera o della meditazione del Vangelo. Si misura anche “davanti alle ferite e ai bisogni dei fratelli”, nelle relazioni e nelle situazioni che interrogano la coscienza. È in questi passaggi della vita, secondo Leone, che ciascuno può verificare se Gesù rappresenti soltanto “un grande personaggio della storia che ha detto e fatto cose importanti” oppure “il Cristo di Dio”, inviato per condurre gli uomini nell’amore del Padre e trasformare la loro esistenza e il mondo.
Il Papa ha quindi invitato a non rinchiudersi “nelle nostre convinzioni e sicurezze religiose”. Sulla fede cristiana, ha osservato, talvolta ci si limita al “sentito dire”, ai luoghi comuni o a ciò che è stato trasmesso, anche con buone intenzioni. Gesù, invece, “ci chiama a una risposta personale”, a una conoscenza più vicina e a un incontro capace di mettere in discussione scelte già immaginate.
L’invito alla Chiesa
La riflessione ha assunto anche una dimensione ecclesiale. Leone XIV ha applicato la stessa domanda al cammino della Chiesa e alle scelte pastorali. Il Pontefice ha messo in guardia dall’idea che sia sufficiente “procedere come abbiamo sempre fatto”. Da qui una serie di interrogativi rivolti ai fedeli: “Chi è il Signore per me? Lo conosco davvero? Cosa mi chiede oggi il suo Vangelo? Quali passi e quali scelte dovrei compiere?”. Domande che, nelle parole del Papa, accompagnano una fede chiamata a rinnovarsi e a misurarsi con la realtà.
Leone XIV ha infine affidato questo cammino alla Vergine Maria, perché guidi i cristiani nella ricerca della volontà di Dio. Poi i saluti ai pellegrini presenti in piazza San Pietro, tra i quali il Coro Primaziale della Cattedrale di Gniezno, in Polonia, i seminaristi e i superiori del Pontifical North American College e i giovani di Bormio e della Valfurva.





